Il numero delle persone contagiate dal nuovo coronavirus emerso in Cina (2019-nCoV) continua ad aumentare giorno dopo giorno: l'ultimo bollettino ufficiale parla di 4.474 infezioni e 107 decessi. Secondo alcuni esperti infettivologi e di diffusione delle patologie i casi sarebbero tuttavia molti di più; solo a Wuhan, la città cinese considerata epicentro dell'epidemia, potrebbero esserci già dalle 30mila alle 200mila persone colpite. E il fatto che la trasmissione possa avvenire quando non sono manifesti i sintomi rende 2019-nCoV decisamente subdolo. Per alcuni la sua diffusione potrebbe addirittura essere arrivata al punto da non essere controllabile e contenuta, come specificato dal dott. Tom Inglesby, direttore del Center for Health Security dellUniversità Johns Hopkins. Nel frattempo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha innalzato il rischio di diffusione globale al livello “elevato”. Insomma, il coronavirus, del quale potete conoscere la propagazione consultando questa mappa e vedere le prime foto diffuse dai laboratori cinesi, inizia davvero a preoccupare; ma cosa stanno facendo i medici per trattare i pazienti colpiti dall'infezione respiratoria?

La prima, brutta notizia, risiede nel fatto che per i coronavirus e in particolar modo per quello nuovo, come sottolineato dal Ministero della Salute non esistono trattamenti specifici. La terapia è infatti solo sintomatologica, ed è destinata a debellare problemi respiratori, febbre alta, mal di gola, tosse e altri sintomi tipici di un'infezione di questo genere. Come spiegato dal virologo Fabrizio Pregliasco dell'Università degli Studi di Milano, del resto, chi viene colpito da questo coronavirus manifesta una sorta di “influenzona”, una patologia che in determinati casi può precipitare e determinare il decesso del paziente. I farmaci somministrati sono antiinfiammatori e analgesici – alla stregua di ibuprofene, aspirina e simili -, utili dunque a contrastare i sintomi, ma viene data molta importanza anche alla reidratazione. I pazienti che si recano negli ospedali, negli ambulatori, nei pronto soccorso vengono trasferiti nei reparti di malattie infettive che sono predisposti per tenerli isolati, riducendo così al minimo le possibilità di diffusione del virus. L'esperienza fatta con la SARS ha sicuramente aiutato a salvare la vita a molti operatori sanitari; decine di medici e infermieri furono infatti tra le centinaia di vittime della “Severe acute respiratory syndrome” o SARS (sindrome respiratoria acuta grave), che colpì tra il 2002 e il 2003 soprattutto in Cina.

Come indicato, dunque, i trattamenti sono solo sintomatologici, ma in Cina stanno sperimentando anche soluzioni “alternative” per combattere il coronavirus. La Commissione Sanitaria Municipale di Shanghai ha dichiarato che è stato dimesso il primo paziente colpito da 2019-nCoV, dopo un trattamento attraverso un farmaco contro il virus dell'HIV chiamato Kaletra o Aluvia (i principi attivi combinati sono il lopinavir e il ritonavir). I medici hanno confermato che è riuscito ad arrestare la proliferazione delle cellule infettate e il paziente è stato dichiarato completamente guarito. La National Health Commission cinese, sulla base di questi risultati, ha deciso di rendere questo trattamento "raccomandato" per combattere 2019-nCoV, aggiornando la guida clinica. Nel frattempo Georgy Sapronov, dirigente del Centro per le malattie infettive presso il nosocomio dell'Amministrazione presidenziale della Federazione Russa, ha sottolineato che pur non essendoci farmaci specifici contro il coronavirus, in una conferenza stampa ha dichiarato che "conoscono quel tipo di polmonite" e che “sono in grado di trattarla”. Speranze arrivano anche dal farmaco sperimentale remdesivir che l'epidemiologo Timothy Sheahan sta sperimentando nei laboratori dell'Università della Carolina del Nord. Il farmaco, progettato per contrastare l'Ebola, riesce a colpire anche a un enzima caratteristico dei coronavirus, impedendogli di replicarsi; i test sui topi risultano incoraggianti, ma non è dato sapere se e quando verrà introdotto per contrastare 2019-nCoV. La ricerca è concentrata anche sullo sviluppo di un vaccino, che come specificato da alcuni studiosi potrebbe essere sviluppato in tempi rapidissimi grazie alle conoscenze attuali, tuttavia al momento non è ancora noto a che punto siano i lavori.