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13 Luglio 2021
18:34

Centinaia di pulcini si sono lanciati dai nidi a causa del caldo estremo: molti morti e soppressi

Nei centri di recupero della fauna selvatica della British Columbia (Canada) e dello Stato di Washington (Stati Uniti) sono stati soccorsi centinaia di piccoli uccelli che, per sfuggire alla catastrofica ondata di calore dei giorni scorsi, si sono lanciati dai nidi ancora incapaci di volare. Molti sono morti per le fratture riportate dopo la caduta. Sono stati coinvolti soprattutto i rapaci.
A cura di Andrea Centini
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Alcuni dei rapaci salvati. Credit: OWL Orphaned Wildlife Rehabilitation Society
Alcuni dei rapaci salvati. Credit: OWL Orphaned Wildlife Rehabilitation Society

Tra la fine di giugno e l'inizio di luglio un'ondata di calore estrema ha investito in pieno il Nord America, facendo raggiungere temperature altissime in diversi territori del Canada e degli Stati Uniti. A Lytton, nella British Columbia, il 29 giugno sono stati sfiorati addirittura i 50° C, la temperatura più alta mai registrata in Canada. Il villaggio è stato completamente distrutto da un incendio un paio di giorni dopo, anch'esso scatenato dalla cupola di calore che ha generato enormi “nuvole sputafuoco”. Le temperature torride hanno causato la morte di centinaia di persone e hanno cotto vivi oltre un miliardo di animali marini – soprattutto molluschi bivalvi e stelle marine – lungo le coste del Mare di Salish. Il caldo insopportabile ha avuto un impatto drammatico anche su molte specie di uccelli, soprattutto quelle coinvolte nella nidificazione in questo periodo. Per salvarsi dalle temperature infernali, infatti, centinaia di pulcini non ancora in grado di volare si sono gettati fuori dai nidi, spesso posizionati anche a oltre 20 metri di altezza. Molti dei piccoli sono morti su colpo, mentre altri sono stati fortunatamente salvati e portati nei centri di recupero della fauna selvatica.

L'OWL Orphaned Wildlife Rehabilitation Society di Delta, nella British Columbia, ha comunicato di aver recuperato oltre 140 piccoli rapaci, a un ritmo di 12-20 esemplari al giorno durante il periodo critico. Principalmente si tratta di falchi di diverse specie e di aquile di mare testabianca o aquile calve (Haliaeetus leucocephalusaquile), l'animale simbolo degli Stati Uniti d'America. Purtroppo molti di quelli salvati avevano fratelli trovati morti ai piedi dei nidi, spesso deceduti per le gravi fratture riportate nella caduta. Anche il centro di recupero della fauna selvatica Blue Mountain Wildlife ha avuto a che fare con un numero insolitamente elevato di piccoli rapaci da soccorrere. “Non avevano scelta. Era troppo, dannatamente caldo per sopravvivere”, ha dichiarato all'East Oregonian la veterinaria specializzata in fauna selvatica Lynn Tompkins. Nella sede Tri-Cities del centro si stanno soccorrendo ben 70 pulcini di sparviere di Cooper (Accipiter cooperii), mentre in quello di Pendleton sono stati portati circa 120 uccelli, tra i quali anche decine di poiane di Swainson (Buteo swainsoni).

Purtroppo 13 dei rapaci giunti al Blue Mountain Wildlife avevano ferite talmente gravi che i veterinari sono stati costretti a sopprimerli. Quelli salvati, si legge in un comunicato stampa del centro, “stanno bene e mangiano una quantità incredibile di cibo”. L'obiettivo è liberarli tutti nel proprio habitat naturale non appena saranno cresciuti abbastanza da poter essere indipendenti. La dottoressa Tompkins ha dichiarato che in 30 anni di carriera non aveva mai visto nulla del genere, con un numero così elevato di piccoli rapaci da soccorrere. A malapena è stato trovato lo spazio per ospitarli e nutrirli tutti.

Non è andato meglio a una colonia di sterne maggiori (Hydroprogne caspia), la più grande sterna al mondo, con dimensioni paragonabili a quelle di un gabbiano. A causa del caldo estremo decine di pulcini si sono gettati dai nidi come i piccoli di falco; i soccorritori di Seattle purtroppo li hanno trovati tutti morti. Questi eventi drammatici saranno destinati a ripetersi con maggiore frequenza e con effetti sempre più disastrosi, se non faremo nulla per contenere l'aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici.

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