L’iceberg staccatosi dal ghiacciaio di Pine Island. Credit: ESA
in foto: L’iceberg staccatosi dal ghiacciaio di Pine Island. Credit: ESA

Un iceberg grande il doppio della città di Milano si è staccato dal ghiacciaio di Pine Island, quello che più rapidamente di tutti sta perdendo massa in Antartide. Il fenomeno era atteso dagli scienziati, dato che sin da 2019, grazie alle immagini satellitari, avevano individuato delle grosse crepe che preannunciavano il distacco. Fortunatamente questa porzione del Pine Island Glacier era già galleggiante, dunque non ha contribuito all'innalzamento del livello del mare, il pericolo maggiore legato allo scioglimento dei ghiacciai dei poli.

A documentare il fenomeno è stato il satellite Sentinel-1 del progetto Copernicus, l'ex Global Monitoring for Enviroment and Security (GMES) messo a punto in collaborazione tra Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Commissione europea. Il 2 e il 5 febbraio scorsi l'occhio del satellite – specializzato proprio nel monitoraggio delle piattaforme ghiacciate, ma anche della mappatura del suolo e delle foreste – aveva intercettato segnali inequivocabili dell'imminente separazione, con l'ampliarsi a dismisura delle crepe intercettate nel 2019. L'evento ha determinato la perdita di una superficie ghiacciata pari a 350 chilometri quadrati, quanto l'isola di Malta o, come indicato, circa il doppio della città di Milano.

Non si tratta di un distacco colossale come quello verificatosi sulla piattaforma Larsen C, dalla quale nel 2017 si sganciò l'iceberg A68 grande come la Liguria (con 1.100 chilometri cubici di ghiaccio), ma rappresenta l'ultimo di una serie di frammentazioni che preoccupano gli scienziati. Il distacco di masse di ghiaccio è un fenomeno naturale e ciclico, tuttavia, a causa del riscaldamento globale catalizzato dai cambiamenti climatici il ghiacciaio di Pine Island ha iniziato a perdere massa a un ritmo decisamente più rapido rispetto al recente passato. Se infatti anni fa i distacchi si succedevano ogni 4-6 anni, adesso il fenomeno è diventato quasi annuale. Questa la sequenza dei distacchi maggiori degli ultimi 30 anni: 1992, 1995, 2001, 2007, 2011, 2013, 2015, 2017, 2018 e 2020. È evidente un'accelerazione del processo.

La ragione per cui gli scienziati sono preoccupati è dovuta al fatto che, qualora Pine Island e il vicino Thwaites (un gigante che sta perdendo 800 metri di ghiaccio all'anno) dovessero sciogliersi completamente, il livello del mare salirebbe di 1,20 metri. Un tale aumento sarebbe più che sufficiente a sommergere intere isole del Pacifico, oltre che aree e metropoli costiere di mezzo globo. Il processo di fusione è legato al riscaldamento delle acque oceaniche, che si introducono sotto i ghiacciai fondendoli dall'interno, formando cavità enormi e producendo i distacchi degli iceberg. Gli scienziati della NASA e dell'ESA continueranno a monitorare la situazione con satelliti e spedizioni sul campo, ma se non diminuiranno le immissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, il processo di scioglimento dei due ghiacciai potrebbe diventare inarrestabile, causando danni enormi. E il fatto che giovedì 6 febbraio, in Antartide, sia stata toccata la temperatura record di 18,3°C, rappresenta un ulteriore campanello d'allarme da non sottovalutare. Non è un caso che questi ghiacciai vengano considerati dagli scienziati delle vere e proprie bombe a orologeria.