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in foto: Credit: tumisu

I Paesi del G20, gruppo che abbraccia le principali economie del mondo, sono ben lontani dal perseguire l'obiettivo dell'Accordo di Parigi sul Clima firmato nel 2015. Esso prevede di contenere sul lungo periodo l'aumento delle temperature medie globali di 2° centigradi (ancor meglio 1,5° centigradi) rispetto all'epoca preindustriale, un traguardo che sembra al momento molto difficile da raggiungere, proprio perché nessuno dei Paesi più industrializzati del pianeta è sulla retta via. Basti pensare che, nonostante i buoni propositi, nel complesso le emissioni dei Paesi del G20 sono aumentate dell'1,8 percento. E questi Paesi sono responsabili dell'80 percento delle emissioni di gas a effetto serra.

Il preoccupante scenario è emerso dal nuovo rapporto annuale “Brown to green” dell'organizzazione Climate Transparency, giunto al quinto appuntamento. L'approfondito documento, che potete consultare cliccando su questo link, è stato messo a punto da esperti di 14 gruppi di ricerca intergovernativi, ONG e altri enti. Si basa su 80 distinti indicatori, grazie ai quali è possibile tracciare il “cammino” di ciascun Paese verso politiche economiche, ambientali e gestionali orientate alla sostenibilità. In altri termini, il rapporto ci dice quanto un Paese si sta impegnando per affrontare il problema globale dei cambiamenti climatici, così impellente e drammatico che secondo un nuovo e approfondito studio firmato da oltre 11mila scienziati, se non faremo nulla per contrastarlo l'umanità sarà inevitabilmente condannata a “indicibili sofferenze”. Senza dimenticare che per altri studiosi la civiltà umana potrebbe sparire già entro il 2050, a causa degli effetti catastrofici del riscaldamento globale.

Ma torniamo al rapporto. Come indicato, nessuno dei Paesi del G20 è sulla buona strada per centrare i virtuosi obiettivi dell'Accordo di Parigi sul Clima, e benché non sia stata stilata una classifica dettagliata, ce ne sono alcuni che stanno facendo molto peggio di altri, in termini di emissioni di carbonio legate a trasporti ed edilizia, deforestazione, politiche di contrasto ai combustibili fossili e altro ancora. Tra i peggiori vi è l'Australia, l'unica nazione assieme all'India a non aver preso praticamente iniziative concrete contro le emissioni dei gas a effetto serra, dei quali l'anidride carbonica ne è il principale. Nella “terra dei canguri”, fra l'altro, le emissioni pro-capite di CO2 legate al trasporto aereo sono oltre 50 volte superiori rispetto a quelle indiane. Ma anche gli altri Paesi non possono “vantarsi” delle proprie politiche; gli Stati Uniti, che hanno recentemente formalizzato l'uscita dall'Accordo di Parigi sul Clima, hanno prodotto emissioni elevatissime nell'edilizia, così come l'Arabia Saudita. La Russia, d'altro canto, non sta favorendo il trasporto pubblico o disincentivando veicoli pesanti e auto a benzina.

E l'Italia? Nel nostro Paese le emissioni pro capite legate ai trasporti e all'edilizia risultano essere superiori alla media dei Paesi del G20, con una tendenza in aumento rispetto allo scorso anno. Il settore energetico ancora strettamente legato ai combustibili fossili e la notevole perdita “verde” nell'ultimo ventennio ci fanno arrancare e non poco verso il virtuoso traguardo dell'Accordo sul Clima, sebbene alcune politiche sul tavolo facciano ben sperare per il futuro.