Credit: SPENCER PHILLIPS / EMBL–EBI
in foto: Credit: SPENCER PHILLIPS / EMBL–EBI

Circa duemila nuove specie di batteri che vivono nel nostro intestino sono state scoperte attraverso l'utilizzo di metodi computazionali, che hanno ne fatto emergere nel dettaglio i loro genomi. A individuarli è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Istituto Europeo di Bioinformatica (EMBL-EBI) e dell'Istituto Wellcome Sanger, che hanno collaborato con i colleghi del Dipartimento di Biochimica dell'Università dell'Ontario Occidentale (Canada).

Caccia ai batteri. Gli scienziati, coordinati dai professori Robert D. Finn e Alexandre Almeida, hanno scandagliato i campioni del microbiota intestinale di persone provenienti da tutto il mondo, e grazie ai calcoli con i computer sono riusciti a intercettare i genomi delle specie che ancora non sono state coltivate in laboratorio. Le ragioni per cui sono state scoperte così tante nuove specie “in un colpo solo” sono diverse. Innanzitutto, se da un lato un elenco quasi completo dei batteri presenti nell'intestino dei cittadini europei e nordamericani è possibile realizzarlo, dall'altro si hanno pochissime informazioni sul microbiota di chi vive in altre parti del mondo. C'è dunque proprio una carenza base di dati. In secondo luogo molti batteri si trovano in concentrazioni bassissime, pertanto sono molto difficili da individuare con metodi tradizionali. Infine, molte specie sopravvivono soltanto all'interno dell'intestino e non al di fuori di esso, ecco perché studiarle in “provetta” può essere molto complesso.

Metagenomica. Con i metodi computazionali è tuttavia possibile intercettare proprio il profilo genomico di quei batteri che per varie ragioni ancora non sono stati coltivati in laboratorio. È un complesso lavoro di scrematura di dati genomici, che vengono ripuliti pezzo dopo pezzo fino a ricostruire i vari profili nascosti. “I metodi computazionali ci permettono di avere un'idea delle numerose specie batteriche che vivono nell'intestino umano, come si sono evolute e che tipo di ruoli possono giocare all'interno della loro comunità microbica”, ha dichiarato il capo-ricercatore Alexandre Almeida. “In questo studio – ha aggiunto lo scienziato – abbiamo sfruttato i database pubblici più completi dei batteri gastrointestinali per identificare le specie batteriche che non sono mai state viste prima”. Sapere quante e quali specie popolano il nostro intestino è un'informazione fondamentale per la nostra salute, dato che diversi studi hanno trovato una correlazione tra microbiota intestinale e numerose malattie, come il morbo di Parkinson, la depressione, l'ansia e altre condizioni cliniche. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.