Un team di ricercatori dell'Università dell'Alabama di Birmingham (Stati Uniti d'America) ha scoperto un nuovo tassello del puzzle che lega il morbo di Parkinson, una patologia neurodegenerativa, alla flora batterica intestinale, suffragando i recenti studi che hanno messo in correlazione i batteri con la cosiddetta paralisi agitante. Dalle analisi condotte dagli studiosi, coordinati dal professor Haydeh Payami, docente presso il Dipartimento di Neurologia dell'ateneo americano, è emerso che i malati di Parkinson, oltre a possedere sostanziali differenze nel numero e nelle tipologie di batteri intestinali, hanno una flora batterica che risponde in maniera differente ai trattamenti farmaceutici e alla rimozione di inquinanti ambientali dall'organismo.

“Sappiamo che una flora intestinale equilibrata è fondamentale per il mantenimento della salute generale – ha sottolineato l'autore principale dello studio – e le alterazioni nella composizione della flora intestinale sono storicamente collegate a una serie di disturbi”. Questo spiegherebbe perché gli agricoltori hanno maggiori probabilità di ammalarsi di morbo di Parkinson; probabilmente le sostanze chimiche con le quali sono in contatto hanno effetti sulla loro flora intestinale, che ne uscirebbe sostanzialmente modificata.

Per giungere a queste conclusioni, il team di Payami ha coinvolto nello studio circa 330 persone, 197 affette dalla patologia neurodegenerativa e 130 individui sani, provenienti dalle tre città di Seattle, New York e Atlanta, al fine di rappresentare diverse regioni degli Stati Uniti. La composizione microbica dei partecipanti è stata ottenuta eseguendo una tecnica di sequenziamento del DNA estratto dalle feci, tenendo presenti ben 39 distinti fattori confondenti, che potevano compromettere la validità dell'analisi (tra essi la dieta, problemi gastrointestinali e l'assunzione di specifici farmaci). Le famiglie batteriche per le quali sono state trovate significative differenze fra i due gruppi sono le seguenti: Lactobacillaceae, Bifidobacteriaceae, Verrucomicrobiaceae , Christensenellaceae, Lachnospiraceae e Pasteurellaceae. Alla luce di queste evidenze, non è un caso che la costipazione rappresenti uno dei sintomi precursori del morbo.

Nonostante i risultati ottenuti, per gli studiosi risulta difficile capire se tali differenze nel microbiota umano – l'insieme di batteri che vivono in simbiosi nel nostro organismo senza danneggiarlo – siano la causa o una delle conseguenze del morbo di Parkinson. Saranno dunque necessari ulteriori studi per studiare questo legame e sviluppare trattamenti più efficaci. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Movement Disorders.

[Foto di Geralt]