Esistono alcuni batteri, che si trovano nel nostro intestino, che influenzano il nostro stato di salute mentale e che sono collegato con la depressione. La notizia arriva dai ricercatori che hanno analizzato l’intestino di persone che hanno ricevuto una diagnosi di depressione: ecco quali sono e perché.

Batteri e intestino. I ricercatori hanno analizzato il microbioma fecale di un gruppo di 1054 persone e lo hanno messo a confronto con quello di 1063 individui a cui è stata clinicamente diagnosticata la depressione e hanno scoperto che esistono specifici batteri in grado di influenzare il nostro stato di salute mentale e la qualità della vita in generale. Nello specifico, gli esperti hanno scoperto che i responsabili di questa relazione ‘pericolosa’ sono i batteri del genere Coprococcus e Dialister, che scarseggiano negli individui con depressione, anche quando trattati con antidepressivi, e i Bacteroides dell’enterotipo 2, che invece abbondano. Ma come è possibile?

Un tema controverso. Quello della relazione tra il metabolismo microbico e la salute mentale è un un argomento molto controverso per i ricercatori, per quanto ci siano dati utili a dimostrare che i batteri del nostro intestino siano in grado di interagire con il nostro cervello, e quindi con il comportamento e le emozioni che proviamo. Secondo il nuovo studio, i batteri sono in grado di produrre una serie di composti neuroattivi, ad esempio la ricerca ha identificato una relazione stretta tra la percezione della qualità della vita dei partecipanti e il livello di produzione microbica del metabolita DOPAC della dopamina, cioè il neurotrasmettitore implicato nel meccanismo di ricompensa e gratificazione.

Futuri studi. L’identificazione di questi batteri è stata possibile grazie alle analisi effettuate da un metodo computazionale che ha messo a confronto i batteri isolati nel tratto gastrointestinale definendo quelli che potenzialmente erano in grado di interferire con il sistema nervoso umano. In futuro, i ricercatori hanno intenzione di dimostrare le loro analisi bioinformatiche con sperimentazioni direttamente sull’essere umano. Restiamo dunque in attesa di saperne di più.