In Russia è stato approvato il primo vaccino anti COVID specificatamente progettato per proteggere gli animali. Si chiama Karnivak-Kov ed è stato messo a punto dagli scienziati del Centro Federale per la Salute Animale (FSBI "ARRIAH"), una costola del Rosselkhoznadzor, il Servizio federale russo per la sorveglianza veterinaria e fitosanitaria. Il farmaco era in sperimentazione dall'ottobre dello scorso anno; ora verrà utilizzato sia per proteggere gli animali da compagnia – come cani e gatti – che quelli da allevamento, alla stregua dei visoni.

Come dimostrato dallo studio “Broad host range of SARS-CoV-2 predicted by comparative and structural analysis of ACE2 in vertebrates” guidato da scienziati dell’Università della California di Davis, vi sono oltre 400 specie di vertebrati potenzialmente suscettibili al patogeno pandemico, diverse delle quali già risultate contagiate nel corso dei mesi. Oltre ai già citati cani, gatti e visoni, si sono verificate diverse infezioni in animali custoditi negli zoo, come grandi felini (leopardi delle nevi, tigri e leoni) e primati non umani, in particolar modo gorilla e bonobo. Le grandi scimmie sono stati i primi animali ad essere stati trattati con un vaccino anti Covid specifico per la fauna, un farmaco sperimentale messo a punto dalla casa farmaceutica americana Zoetis, il principale produttore a livello globale di medicinali per animali da compagnia e allevamento. È verosimile che anche questo farmaco verrà approvato dalle autorità sanitarie americane preposte, ma per ora il primo a ricevere il via libera è stato il Karnivak-Kov russo. Anche lo Sputnik V del Gamaleya Research Institute di Mosca è stato il primo vaccino anti Covid approvato in assoluto (nonostante non avesse ancora terminato l'iter sperimentale).

Come dichiarato in seno a una conferenza stampa da Konstantin Savenkov, vice capo del Servizio federale per la sorveglianza veterinaria e fitosanitaria, la produzione in massa del vaccino anti Covid per animali inizierà a partire dal mese di aprile. Il dirigente ha sottolineato che negli ultimi mesi è stato sperimentato su diverse specie, tra le quali cani, gatti, volpi artiche, volpi rosse, visoni e altre ancora, nelle quali è stata evidenziata una robusta risposta anticorpale. “I risultati degli studi ci consentono di trarre una conclusione sulla sicurezza del vaccino e sulla sua elevata attività immunogenica, poiché tutti gli animali vaccinati testati nel 100 percento dei casi hanno sviluppato anticorpi contro il coronavirus”, ha affermato il dottor Savenkov. Ad oggi non è ancora noto quanto tempo duri l'immunità innescata dal Karnivak-Kov – del resto non è ancora chiaro nemmeno per i vaccini anti Covid umani -, tuttavia l'esperto ha affermato che per il momento si attesta in almeno sei mesi. Gli scienziati russi continueranno naturalmente a monitorarne sicurezza ed efficacia nei prossimi mesi.

Un vaccino anti COVID per animali può risultare particolarmente prezioso per evitare il rischio di panzoozia, ovvero la circolazione incontrollata del SARS-CoV-2 in comunità animali nelle quali può continuare a mutare e a dar vita a nuove varianti, potenzialmente più resistenti agli anticorpi, trasmissibili e letali. Non è un caso che i visoni siano stati coinvolti nella sperimentazione del Karnivak-Kov. Al di là del fatto che i mustelidi risultano particolarmente suscettibili al patogeno, sviluppando la forma grave della COVID-19 come l'uomo, negli allevamenti-lager da pelliccia di visoni sono scoppiati devastanti focolai che hanno fatto strage. Il virus, trasmesso dagli allevatori, si è diffuso rapidamente nelle gabbie in cui questi sfortunati animali vengono imprigionati e ammassati in numeri enormi. In Danimarca il patogeno è mutato nei visoni ed è balzato nuovamente all'uomo in una forma resistente agli anticorpi. Alla luce di questi rischi, le autorità danesi hanno deciso di uccidere tutti i visoni ospitati negli allevamenti del Paese, oltre 17 milioni di esemplari. Ma massacri analoghi, sebbene di minor portata, sono stati compiuti anche nei Paesi Bassi, negli Stati Uniti e in Spagna.

In alcuni casi, come nei Paesi Bassi, l'uccisione dei visoni ha determinato la chiusura definitiva degli allevamenti, ma altrove questi animali continueranno a essere sfruttati per l'anacronistico mercato delle pellicce. Verosimilmente proprio in questi luoghi il Karnivak-Kov avrà l'impatto maggiore. Il farmaco sarà comunque fondamentale anche per vaccinare gli animali ospitati negli zoo e in strutture simili, dove il rischio di contagio resterà elevato soprattutto quando riapriranno al pubblico. Le grandi scimmie, ad esempio, vanno protette non solo per la notevole suscettibilità al virus, ma anche perché spesso si tratta di specie in pericolo di estinzione (basti pensare ai gorilla); una eventuale diffusione del SARS-CoV-2 in santuari e riserve naturali potrebbe persino accelerarne la scomparsa.