Credit: NASA
in foto: Credit: NASA

Opportunity, il più longevo rover della NASA ad aver solcato il terreno polveroso di Marte, ha smesso di funzionare e dunque la sua missione è stata ufficialmente dichiarata conclusa. I contatti col robot si persero il 10 giugno del 2018, a causa di una impressionante tempesta di polvere che imperversò sul Pianeta Rosso. Opportunity, infatti, a differenza di Curiosity che sfrutta la propulsione nucleare, ricaricava le proprie batterie attraverso ampi pannelli solari; la tempesta ha probabilmente danneggiato alcuni dei sistemi fondamentali e impedito la riattivazione del rover, che era stato portato preventivamente al minimo consumo energetico. Durante questi mesi gli ingegneri e i tecnici della NASA hanno provato più di 800 volte a riallacciare le comunicazioni, ma non c'è stato nulla da fare. Così, la sera del 13 febbraio (ora italiana), in seno a una commossa conferenza stampa il responsabile delle missioni scientifiche dell’Agenzia spaziale statunitense lo ha dichiarato “morto”, con profondo senso di riconoscenza e gratitudine per il suo inestimabile contributo alla ricerca.

Record di longevità. Opportunity fu lanciato verso il Pianeta Rosso il 7 luglio 2003 dal Complesso di lancio 17 della base aerea di Cape Canaveral. Giunse su Marte il 25 gennaio 2004 dopo una rocambolesca e spettacolare manovra di “ammartaggio” a Meridiani Planum, a una ventina di chilometri di distanza dal sito previsto. La sua missione doveva durare soltanto 3 mesi e avrebbe dovuto percorrere circa un chilometro di distanza; ha resistito per 14 anni e ha percorso circa 45 chilometri, battendo tutti i record di permanenza su Marte per un rover. Il suo gemello Spirit “sopravvisse” molto meno, dato che la sua missione fu dichiarata ufficialmente conclusa il 25 maggio del 2011.

Scoperte storiche. Ma cosa ha scoperto Opportunity durante la sua lunga spedizione scientifica su Marte? Innanzitutto ha inviato sulla Terra oltre 217mila fotografie, delle quali più di 15mila panoramiche. Il prezioso materiale ha permesso di dare uno sguardo senza precedenti all'estremo ambiente marziano, permettendo di pianificare meglio molte delle missioni successive. Ma il rover ha anche scoperto le prime rocce sedimentarie al di fuori del nostro pianeta; ha trovato le prove (sotto forma di ematite) che indicano la presenza di acqua liquida in un lontano passato; ha inviato moltissimi dati astronomici e atmosferici del pianeta, suggerendo che un tempo era più caldo e umido, quindi potenzialmente adatto a ospitare la vita. Per gli scienziati della NASA è stato un fidato compagno di viaggio e molti si sono commossi nel dargli l'ultimo saluto. “Anche se è una macchina, è difficile dire addio, è commovente”, ha dichiarato il capo ricercatore della missione John Callas. Ora giace in silenzio, ergendosi dalla sabbia di Marte come un monumento all'intelletto umano.