La campagna vaccinale contro il coronavirus SARS-CoV-2 è ancora alle prime battute in numerosi Paesi, come mostra la “mappa delle vaccinazioni” di Our World in Data; solo in poche (e ricche) nazioni sta procedendo speditamente verso il traguardo dell'immunità di gregge, sebbene diversi scienziati ritengano che non la si raggiungerà mai (e non rappresenta un grosso problema). Poiché la lotta alla COVID-19 è ancora nel vivo, più vaccini abbiamo a disposizione e meglio è. Fra quelli non ancora approvati più promettenti in assoluto vi è indubbiamente il CVnCoV a mRNA prodotto da CureVac N.V., azienda di biofarmaceutica con sede in Germania (a Tubinga) che da oltre 25 anni è specializzata nello studio di terapie basate sull'RNA messaggero. L'azienda tedesca – con radici legali nei Paesi Bassi – è stata tra le primissime a puntare su questa tecnologia per sviluppare vaccini contro virus e altre malattie, ben prima di BioNTech e Moderna, che sono scese in campo rispettivamente nel 2008 e nel 2011.

Com'è noto, l'azienda tedesca BioNTech si è alleata al colosso farmaceutico americano Pfizer, dando vita al vaccino anti Covid BNT162b2/Tozinameran (nome commerciale Comirnaty), mentre Moderna Inc. – che ha sede a Boston -, ha sviluppato l'mRNA-1273 (o CX-024414) in stretta collaborazione col National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) guidato dall'immunologo di fama internazionale Anthony Fauci e con la Biomedical Advanced Research and Development Authority. I due vaccini a RNA messaggero sviluppati da queste aziende sono stati tra i primissimi ad essere approvati per l'uso di emergenza, dimostrando un'efficacia elevatissima (attorno al 95 percento per entrambi, contro la malattia sintomatica) e divenendo così un vero e proprio baluardo della campagna vaccinale. Anche alla luce dell'associazione emersa tra (rarissimi) eventi tromboembolici e i vaccini anti Covid a vettore virale di AstraZeneca e Johnson & Johnson la “fama” dei vaccini a mRNA si è ulteriormente accresciuta, tanto che l'Europa dall'anno prossimo dovrebbe basare la propria campagna vaccinale solo su farmaci di questa famiglia.

Ma sia il vaccino di Moderna-NIAID che quello di Pfizer-BioNTech hanno un limite da non sottovalutare; vanno conservati a temperatura ultrafredda e richiedono congelatori farmaceutici che non sono disponibili ovunque, soprattutto nelle aree più povere e remote del pianeta. È qui che entra in gioco il CVnCoV di CureVac, che tra le sue caratteristiche più vantaggiose annovera proprio quella di poter essere conservato per mesi a temperature molto più alte, ovvero tra i 2 e gli 8° C, la classica temperatura da frigorifero utilizzata anche per i vaccini a vettore virale. Ciò permetterà all'innovativo vaccino tedesco di essere distribuito in luoghi in cui i vaccini di Pfizer e Moderna non possono essere stoccati per questioni logistiche.

Nonostante la robusta risposta anticorpale emersa dagli studi preclinici, ancora non sappiamo quale sia l'efficacia effettiva del vaccino, tuttavia i dati dello studio di Fase 3 "A Study to Determine the Safety and Efficacy of SARS-CoV-2 mRNA Vaccine CVnCoV in Adults for COVID-19 " avviato a dicembre 2020 (con 40mila volontari tra Europa e Sud America) dovrebbero arrivare proprio entro il mese di maggio. Sull'efficacia del farmaco potrebbe pesare la massiccia circolazione delle varianti anti Covid più trasmissibili ed elusive, come la sudafricana, l'inglese e la brasiliana, non presenti quando furono condotti gli studi clinici degli altri vaccini a mRNA. Ma il recente studio “CVnCoV protects human ACE2 transgenic mice from ancestral B BavPat1 and emerging B.1.351 SARS-CoV-2” pubblicato su BiorXiv ha dimostrato che topi transgenici trattati col CVnCoV sono ben protetti dalla variante sudafricana, caratterizzata dalla mutazione di fuga immunitaria E484K sulla proteina S o Spike. Dunque si ritiene che il CVnCoV possa essere efficace contro i ceppi emergenti anche nell'uomo.

L'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha sottoposto i dati del vaccino di CureVac a “rolling review” da tempo e sarà celere ad analizzare quelli dello studio di Fase 3 in arrivo. Non si esclude che già a giugno possa essere approvato per l'uso di emergenza e che le prime dosi possano giungere lo stesso mese negli hub vaccinali di tutta Europa. Si tratta in fondo di un vaccino europeo e avrà sicuramente una forte spinta anche dalle istituzioni di Bruxelles, se dovesse dimostrarsi sicuro ed efficace come in molti sperano e ritengono.