30 Settembre 2021
19:08

476mila bambini morti e 6 milioni di nascite premature nel 2019 a causa dello smog

Incrociando i dati delle gravidanze e della mortalità infantile con i livelli di inquinamento ambientale e all’interno delle case, un team di ricerca americano guidato da scienziati dell’Università della California ha determinato che lo smog, nel 2019, ha contribuito a 6 milioni di nascite premature e 3 milioni di nascite sottopeso. Gli stessi studiosi avevano determinato che nello stesso anno l’inquinamento atmosferico ha strappato la vita a quasi mezzo milione di piccoli.
A cura di Andrea Centini

In base alle ultime stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l'inquinamento atmosferico o smog provoca 7 milioni di morti all'anno nel mondo, dei quali oltre 600mila si registrano in Europa. Non a caso proprio l'OMS ha recentemente deciso di rivedere le linee guida sulla qualità dell'aria, con indicazioni specifiche per l'abbattimento di sostanze altamente inquinanti e pericolose per la salute come il particolato sottile (PM), l'ozono (O₃), il biossido di azoto (NO₂), il biossido di zolfo (SO₂) e il monossido di carbonio (CO). Oltre a numerose patologie a carico del sistema respiratorio, l'aria inquinata che respiriamo è responsabile di ben il 14 percento degli ictus e degli infarti, ma può compromettere anche il sano sviluppo di un feto. Secondo un nuovo studio, infatti, solo nel 2019 lo smog ha provocato la nascita prematura di ben 6 milioni di bambini, mentre 3 milioni sono nati sottopeso per la stessa ragione. Gli stessi studiosi avevano rilevato che nel 2019 erano stati ben 476mila i bambini morti a causa dell'inquinamento atmosferico.

A determinare il legame tra l'aria inquinata che respiriamo, le gravidanze problematiche e i decessi tra i piccoli è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati dell'Università della California di San Francisco, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell'Università di Washington di Seattle e della Scuola di Salute Pubblica dell'Università di Boston. Gli scienziati, coordinati dal professor Rakesh Ghosh, docente presso l'Istituto per le scienze della salute globale dell'ateneo californiano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto un'approfondita analisi statistica (una revisione sistematica) dei dati di numerosi studi pubblicati su PubMed, Embase e Web of Science, tutti sottoposti a revisione paritaria. In parole semplici, hanno incrociato i dati relativi a parti prematuri, peso alla nascita e mortalità infantile con i livelli di inquinamento ambientale in diversi Paesi, in particolar modo l'esposizione al particolato sottile PM 2.5, le cui particelle hanno un diametro pari o inferiori ai 2,5 micrometri. Gli scienziati hanno tenuto conto sia dell'inquinamento esterno, prodotto ad esempio dal traffico e dalle attività industriali, che quello all'interno delle abitazioni, catalizzato ad esempio dall'uso del carbone e della legna come mezzo di riscaldamento, ancora molto diffuso in diversi Paesi a basso reddito.

Dall'analisi è emerso che nel 2019 sono stati ben 6 milioni i bambini nati prematuramente a causa dell'esposizione al particolato sottile, mentre circa la metà è nato sottopeso per la stessa ragione. La stima ha rilevato un peso inferiore alla nascita di 22 grammi, l'11 percento di probabilità in più di nascere sottopeso e il 12 percento di rischio maggiore di parto prematuro per ogni 10 microgrammi di PM 2.5 in più per metro cubo d'aria. È noto che le complicazioni legate al parto pretermine sono tra le principali cause di morte nei bimbi sotto i 5 anni, soprattutto nei Paesi poveri, dove perde la vita circa il 50 percento dei piccoli nati con 2 mesi di anticipo. Gli stessi scienziati, coinvolti nella redazione del rapporto State of Global Air, avevano indicato che nel 2019 sono morti 476mila bambini a causa dell'inquinamento dell'aria. Secondo il professor Ghosh e i colleghi è particolarmente impattante l'inquinamento domestico, legato alla combustione di carbone, legna e altri materiali per riscaldare le case.

L'incidenza globale dei parti prematuri e delle nascite sottopeso potrebbe essere abbattuta drasticamente riducendo l'inquinamento nei Paesi del Sud-Est asiatico e dell'Africa sub-sahariana, “dove l'inquinamento indoor è comune e i tassi di natalità pretermine sono i più alti al mondo”, scrivono gli autori dello studio. “Con queste nuove prove globali e ottenute in modo più rigoroso, l'inquinamento atmosferico dovrebbe ora essere considerato un importante fattore di morbilità e mortalità infantile, non solo per le malattie croniche degli adulti”, ha affermato il professor Ghosh in un comunicato stampa. “Il nostro studio suggerisce che l'adozione di misure per mitigare i cambiamenti climatici e ridurre i livelli di inquinamento atmosferico avrà significativi benefici per la salute dei neonati”, ha chiosato lo scienziato.

Il particolato sottile può influenzare negativamente una gravidanza poiché può far arrivare sostanze chimiche tossiche nel flusso sanguigno e mettere sotto stress il sistema immunitario, con un impatto negativo nella placenta (che a sua volta può essere raggiunta dalle particelle inquinanti innescando risposte infiammatorie in grado di alterare il naturale sviluppo del feto). I dettagli della ricerca “Ambient and household PM2.5 pollution and adverse perinatal outcomes: A meta-regression and analysis of attributable global burden for 204 countries and territories” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica PloS Medicine.

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