In alcuni campioni prelevati da pangolini del Borneo (Manis javanica) introdotti illegalmente in Cina sono stati trovati coronavirus molto simili al SARS-CoV-2, il patogeno responsabile della COVID-19, l'infezione che sta sconvolgendo il mondo intero. Benché la scoperta di questi virus non provi che il pangolino sia la specie serbatoio intermedia che ha permesso lo “spillover”, ovvero il passaggio del coronavirus da animale all'uomo (che secondo uno studio italiano sarebbe avvenuto tra il 20 e il 25 novembre 2019), conferma che questi animali sono portatori di patogeni potenzialmente pericolosi per l'uomo, e che dunque – sottolineano gli autori dello studio – non dovrebbero essere assolutamente disturbati, catturati e manipolati, ma lasciati in pace nel proprio habitat naturale.

A scoprire i coronavirus affini al SARS-CoV-2 nei pangolini è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Joint Institute of Virology dell'Università Shantou e dell'Università di Hong Kong, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Università di Medicina dello Guangxi, dell'Università di Sydney, dell'Università di Tecnologia Chimica di Pechino e di altri istituti. Gli scienziati, coordinati dal professor Yi Guan, ricercatore presso il Guangdong-Hongkong Joint Laboratory of Emerging Infectious Diseases dell'ateneo di Shantou, hanno analizzato i campioni biologici di decine di pangolini del Borneo sequestrati durante operazioni contro il contrabbando di fauna selvatica tra il 2017 e il 2019. I virus “cugini” del coronavirus sono stati individuati in diversi degli esemplari.

“Il sequenziamento metagenomico ha identificato che i coronavirus associati ai pangolini appartengono a due sotto-lignaggi di coronavirus correlati a SARS-CoV-2, incluso uno che mostra una forte somiglianza con SARS-CoV-2 nel dominio di legame del recettore”, scrivono gli scienziati nel proprio articolo pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Nature. È stata riscontrata una sovrapposizione genetica compresa tra l'85 e il 92 percento, ciò nonostante si tratta i dati sono insufficienti per dimostrare che siano stati proprio i pangolini a permettere lo spillover, anche perché manca la "pistola fumante", una corrispondenza nella proteina spike (o spicola), quella che permette al virus di penetrare nelle cellule umane.

I coronavirus circolano soprattutto nei pipistrelli, e si ritiene che in origine anche il SARS-CoV-2 fosse presente in questi mammiferi alati. Non è chiaro se il salto di specie sia avvenuto direttamente attraverso un pipistrello o una specie intermedia (come appunto potrebbe essere il pangolino); ciò che è certo è che questi animali si trovavano facilmente nei terrificanti mercati di animali vivi cinesi, ora chiusi per l'emergenza, dove venivano commerciati illegalmente (o legalmente, a seconda delle specie) per scopo alimentare oppure per la medicina tradizionale. Le scaglie del pangolino sono considerate un ingrediente "prezioso" per i trattamenti tradizionali asiatici, così come le sue carni una prelibatezza. Mentre i pipistrelli finiscono in numerose ricette locali. Gli autori dello studio raccomandano il divieto assoluto di cattura e commercio di questi animali, che in futuro potrebbero dar vita a una nuova e devastante pandemia. La colpa, come per quella che stiamo vivendo, sarebbe ad ogni modo solo e soltanto nostra, e non degli animali selvatici.