Credit: NASA
in foto: Credit: NASA

La presenza di un grande oceano liquido potrebbe aver trasformato il pianeta Venere da paradiso terrestre all'inferno che conosciamo oggi. Lo ha determinato un team di ricerca internazionale guidato da uno scienziato dell'Università Bangor, Regno Unito, che ha collaborato con colleghi del NASA Goddard Institute for Space Studies, del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Uppsala (Svezia) e del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Washington. L'oceanografo fisico Mattias Green dell'ateneo britannico e i colleghi sono giunti alla loro conclusione sfruttando modelli informatici. Ma procediamo con ordine.

Paradiso perduto. Come suggeriscono le prove geologiche e simulazioni al computer, Venere un tempo potrebbe essere stato come la Terra, con temperature gradevoli, oceani e forse addirittura la vita. Ma qualcosa ha trasformato il “pianeta dell'amore” nel posto infernale che è oggi, caratterizzato da temperature di oltre 460° centigradi (in grado di fondere il piombo), una schiacciante pressione superficiale e un'atmosfera tossica e corrosiva composta da anidride carbonica, acido solforico e anidride solforosa. Secondo Green e colleghi potrebbe essere stata proprio la presenza di un enorme oceano a renderlo così; ma come avrebbe fatto?

Rotazione lenta. Le maree sono in grado di frenare la velocità di rotazione di un pianeta a causa dell'attrito tra le correnti e il fondale marino. Questo freno agisce anche sulla Terra, e infatti ogni milione di anni un giorno perde 20 secondi. Può sembrare un'inezia, ma se l'effetto perdura per decine o centinaia di milioni di anni può avere un impatto molto significativo su un corpo celeste. Venere ad esempio ruota molto lentamente, dato che un giorno dura ben 243 giorni terrestri, inoltre ruota nella direzione opposta rispetto alla maggior parte dei pianeti del Sistema solare. Le teorie più accreditate indicano che questi fenomeni sarebbero dovuti all'impatto con un enorme corpo celeste avvenuto in passato, tuttavia, secondo Greene e colleghi, potrebbe essere stata proprio la presenza di un oceano a “frenare” Venere alla velocità attuale.

La forza delle maree. Attraverso simulazioni al computer hanno dimostrato che il freno di marea di un oceano avrebbe fatto passare Venere da una velocità di rotazione simile a quella della Terra a quella che ha adesso in appena 10-50 milioni di anni. Una volta “fermo” il pianeta avrebbe esposto costantemente il suo oceano al Sole, determinandone la completa evaporazione e il conseguente effetto serra devastante, che ha trasformato il pianeta in un inferno. “Questo lavoro mostra quanto possano essere importanti le maree per rimodellare la rotazione di un pianeta, anche se l'oceano esiste solo per alcune centinaia di milioni di anni, e quanto siano importanti le maree per rendere abitabile un pianeta”, ha dichiarato l'autore principale dello studio. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati pubblicati The Astrophysical Journal Letters.