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Coronavirus
21 Dicembre 2020
16:29

Variante Covid in Italia, cosa cambia e quali sono i rischi

Nel momento in cui stiamo scrivendo, in Italia c’è un solo caso accertato di positività alla variante inglese del coronavirus SARS-CoV-2, della quale si ritiene che abbia una trasmissibilità superiore del 70 percento rispetto a quella “tipica”. Per arginare la diffusione di questo ceppo sono stati bloccati i voli col Regno Unito, ma ci sono altri passeggeri che potrebbero averla contratta. Ecco cosa cambia e quali sono i rischi.
A cura di Andrea Centini
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La “variante inglese” del coronavirus SARS-CoV-2 chiamata “B.1.1.7” è stata isolata per la prima volta a settembre, e da allora ha iniziato a diffondersi in modo rapidissimo nell'Inghilterra sudorientale, divenendo in breve tempo quella dominante. Del resto si stima che le sue 17 mutazioni (13 amminoacidiche e 3 delezioni) abbiano fatto impennare la trasmissibilità del 70 percento rispetto alle varianti comuni, sebbene non vi sia ancora la certezza. Sappiamo solo che il patogeno ha accumulato queste mutazioni improvvisamente – probabilmente in un paziente che ha avuto una lunga COVID-19 – e ha iniziato a circolare in modo incontrollato, raggiungendo già altri Paesi, come Danimarca, Paesi Bassi e Italia. Proprio il nostro Paese è stato uno dei primi a bloccare i voli con il Regno Unito, con l'obiettivo di arginare la diffusione della nuova variante anche nel nostro territorio. La situazione è fluida e non è ancora chiaro né quanto la essa si sia diffusa né quali siano le effettive caratteristiche del nuovo lignaggio.

La nuova variante inglese del Covid in Italia

Al momento in Italia vi è un unico caso confermato di variante inglese del coronavirus SARS-CoV-2. Si tratta di una donna rientrata nei giorni scorsi dal Regno Unito assieme al compagno – con un volo atterrato a Fiumicino – e posta in isolamento dopo averne acclarata la positività (l'uomo potrebbe essere affetto dalla variante comune del patogeno emerso in Cina). La donna è asintomatica ma ha una elevata carica virale, in base a quanto comunicato dal Ministero della Salute. A isolare la variante B.1.1.7 sono stati i microbiologi e virologi del Dipartimento scientifico del Policlinico Militare del Celio, che hanno avvisato immediatamente avvisato il ministero competente. Tra coloro che potrebbero aver contratto la variante inglese vi sono anche cinque passeggeri di voli partiti da Londra e giunti a Roma, Bari e Palermo nei giorni scorsi, tutti risultati positivi al tampone oro-rinofaringeo di controllo. Tra essi vi sono una ragazza di 25 anni – partita con sintomi – e un giovane medico. Si attendono i risultati degli esami di laboratorio per avere la certezza sul lignaggio di coronavirus SARS-CoV-2 che li ha infettati. Le autorità hanno avviato il tracciamento dei contatti e determinato l'isolamento di tutti coloro che potrebbero aver contratto la "nuova" infezione.

Rischio diffusione in Italia della variante inglese

Come specificato dal consigliere scientifico del Regno Unito Patrick Vallance, la variante B.1.1.7 è apparsa per la prima volta il 20 settembre, e nel giro di un paio di mesi è stata registrata nel 26 percento delle positività totali, sintomo di una cavalcata dilagante. Sono bastate altre tre settimane per prendere lo “scettro” di ceppo dominante, venendo rilevato nel 60 percento dei casi a Londra e in diverse aree dell'Inghilterra sudorientale. La nuova variante è dunque serpeggiata nella popolazione, confondendosi con la variante tipica fino a palesarsi in modo massiccio nei numeri. Il potenziale problema risiede nel fatto che da quando è stata identificata in laboratorio, in Italia sono arrivate decine di migliaia di persone dal Regno Unito, pertanto la B.1.1.7 potrebbe essersi già diffusa e celata tra gli altri casi di positività. In parole semplici, il blocco dei voli potrebbe essere una misura tardiva, un po' come avvenuto quando si provò ad arginare l'arrivo del coronavirus dalla Cina (e in particolar modo da Wuhan), con l'esito che ben conosciamo (in quel caso la COVID-19 si “mimetizzò” con l'influenza). Si tratta comunque solo di ipotesi, e la speranza è che grazie al blocco dei voli, alla “caccia” serrata della variante in laboratorio e di tutti i contatti a rischio si possa riuscire a impedirne la diffusione sul nostro territorio.

Cosa cambia nella variante Covid inglese

Il fatto che stia circolando una nuova variante potenzialmente più trasmissiva e in grado di far innalzare l'indice Rt di 0.4 naturalmente richiede delle misure ad hoc, che aiutino a limitarne il più possibile la diffusione. Per farlo, come sottolineato in un comunicato stampa del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC – European Centre for Disease Prevention and Control), le autorità sanitarie pubbliche e i laboratori di tutti i Paesi europei "devono analizzare i virus isolati in modo tempestivo per identificare i casi della nuova variante". "Va identificato immediatamente chi ha avuto contatti con persone positive alla nuova mutazione o ha viaggiato nelle aree colpite – aggiunge l'ente – in modo da testarli, isolarli e tracciare i loro contatti". In realtà non si tratta nulla di particolarmente differente da ciò che si fa con i positivi alle varianti comuni, ma viene richiesto un ulteriore passaggio in laboratorio per verificare con quale variante si ha a che fare, e agire di conseguenza sul tracciamento. In termini di misure restrittive per gli italiani non cambierà molto – durante le feste già andremo incontro a una sorta di lockdown a intermittenza -, se si eccettua il blocco dei voli che impedirà di raggiungere il Regno Unito.

Scienziati cauti

Va sottolineato che al momento non vi è alcuna evidenza scientifica che la variante inglese possa provocare una malattia più grave di quella “comune”, oppure che possa eludere l'efficacia dei vaccini, la cui distribuzione nei Paesi dell'Unione Europea dovrebbe iniziare il 27 dicembre (è arrivato il via libera dall'Agenzia europea dei medicinaliEMA). Non c'è ancora certezza nemmeno della maggiore trasmissibilità, tanto che l'illustre virologo tedesco Christian Drosten del Charité di Berlino ha sottolineato che il boom di contagi possa essersi "verificato per puro caso". In estate si era verificata la diffusione “esplosiva” di un ceppo spagnolo, ritenuto anch'esso più infettivo, ma ad oggi non sembra essere più così, e anche le caratteristiche della variante inglese potrebbe essere frutto di dati preliminari non ancora accuratamente esaminati. Gli scienziati del CoG-UK nello studio “Preliminary genomic characterisation of an emergent SARS-CoV-2 lineage in the UK defined by a novel set of spike mutations” ritengono che l'accumulo di queste mutazioni sia comunque “senza precedenti” nella storia evolutiva del coronavirus SARS-CoV-2, e alla luce delle sue presunte capacità si “richiede una caratterizzazione di laboratorio urgente e una sorveglianza genomica potenziata in tutto il mondo”.

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