Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base del documento “Draft landscape of COVID-19 candidate vaccines” dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel mondo sono in sviluppo 163 vaccini candidati contro il coronavirus SARS-CoV-2. 140 si trovano nella sperimentazione pre-clinica, cioè vengono testati su cellule in provetta e su modelli animali, mentre i restanti 23 sono già stati sperimentati sull'uomo. Alcuni sono in fase molto avanzata, come ad esempio quello promettente dell'Università di Oxford, ma solo per uno di essi è stato appena pubblicato uno studio scientifico peer-reviewed che ne certifica l'efficacia.

Il vaccino candidato mRNA-1273 (tipo LNP encapsulated mRNA) sviluppato dalla società di biotecnologie Moderna Inc. in collaborazione con l'Istituto Nazionale per le Allergie e le Malattie Infettive (il NIAID guidato dall'epidemiologo Anthony Fauci) è infatti il primo a dimostrare di produrre anticorpi neutralizzanti contro il patogeno emerso in Cina, certificato dalla fondamentale revisione tra pari. La preparazione di Moderna e dei NIAID era balzata agli onori della cronaca lo scorso 16 marzo poiché fu la prima al mondo “anti COVID” ad essere testata su una persona, nello specifico la manager americana di 44 anni Jennifer Haller, che in una recente intervista ha dichiarato di stare benissimo.

Gli scienziati che stanno monitorando l'efficacia dell'mRNA-1273 hanno riportato i risultati dei test su 45 soggetti adulti tra i 18 e i 55 anni, vaccinati con due iniezioni (a una distanza di quattro settimane l'una dall'altra) con differenti dosaggi: da 25, 100 o 250 microgrammi. La sperimentazione ha determinato una risposta immunitaria contro il coronavirus SARS-CoV-2 in tutti i partecipanti, con la produzione di anticorpi neutralizzanti in una concentrazione paragonabile a quella più elevata riscontrata nel gruppo di controllo (composto da pazienti convalescenti, in via di guarigione dalla COVID-19). La protezione dall'infezione sembra dunque essere robusta, anche se dovrà essere dimostrata dai risultati degli studi di Fase 2 e 3, nei quali vengono coinvolti rispettivamente centinaia e migliaia di partecipanti.

Per quanto concerne gli effetti collaterali, tra quelli rilevati figurano brividi, dolore nel sito dell'iniezione, dolori muscolari (mialgia), mal di testa e un senso di spossatezza, ma in nessuno dei casi sono stati duraturi. La Haller dichiarò anche di aver sperimentato un po' di febbre, non dissimile da quella che si ha dopo la somministrazione del vaccino antinfluenzale. In ogni caso, gli effetti collaterali non sono stati prolungati e soprattutto non sono state riscontrate reazioni avverse gravi.

La risposta anticorpale risulta essere più significativa nei soggetti trattati con l'alto dosaggio, così come l'intensità degli effetti collaterali, pertanto dovrà essere trovato un equilibrio tra dose e protezione. “Sembra che siano necessarie due dosi, che è quello che ci si aspetta da questo tipo di vaccino e da un vaccino contro un virus emergente che non era presente nel popolazione. Il sistema immunitario deve essere impostato dalla prima dose per poi rispondere in maniera più vigorosa alla seconda”, ha dichiarato al Time la coautrice dello studio Lisa Jackson, ricercatrice presso il Kaiser Permanente Washington Health Research Institute. I dettagli sul vaccino di Moderna e NIAID sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica The New England Journal of Medicine.