Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della mappa interattiva messa a punto dagli scienziati americani dell'Università Johns Hopkins, nel mondo si contano oltre 10,4 milioni di contagiati dal coronavirus SARS-CoV-2 e poco più di mezzo milioni di vittime (in Italia gli infettati sono 240mila e i decessi 34.744). Sono numeri impressionanti, se si considera che sono trascorsi solo sette mesi da quando in Cina sono stati identificati i primi casi di una “misteriosa polmonite”. A preoccupare gli scienziati il fatto che la curva epidemiologica non smette di rallentare, perlomeno su scala globale. Anche se in Italia e in altri Paesi del resto d'Europa i lockdown sono alle spalle e si iniziano anche ad accogliere i primi turisti stranieri, in altre nazioni i numeri quotidiani di morti e contagi sono ancora drammatici. Non è un caso se il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha appena annunciato che il peggio della pandemia “deve ancora arrivare”.

Il vaccino cinese

Alla luce di queste premesse, un ruolo fondamentale per vincere la battaglia sarà giocato dal vaccino, che si spera possa arrivare il più presto possibile. In realtà una preparazione giunta sulla linea del traguardo è già disponibile; si tratta del vaccino cinese Ad5-nCoV basato su un Adenovirus Vettore (inattivato) di Tipo 5 che esprime la Proteina S o Spike, la glicoproteina che forma le strutture a "ombrellino" attorno al pericapside (il guscio esterno) del patogeno donandogli l'aspetto a corona quando osservato dal microscopio elettronico. Il virus la sfrutta per legarsi al recettore ACE2 delle cellule umane, distruggere la parete cellulare, riversarsi all'interno e avviare il processo di replicazione, che dà il via all'infezione (chiamata COVID-19). Addestrando gli anticorpi a colpire questo specifico bersaglio, in pratica si impedisce al coronavirus di legarsi alle cellule umane e dunque lo si neutralizza. Il vaccino cinese – sviluppato dalla CanSino Biological Inc. e dall'Istituto di Biotecnologie di Pechino in collaborazione con l'Accademia Militare delle Scienze – e diverse altre preparazioni in sviluppo si basano proprio su questo affascinante principio. L'immunogenicità (cioè la capacità di determinare una risposta anticorpale) e la sicurezza dell'Ad5-nCoV sono state confermate nello studio “Safety, tolerability, and immunogenicity of a recombinant adenovirus type-5 vectored COVID-19 vaccine: a dose-escalation, open-label, non-randomised, first-in-human trial” pubblicato sull'autorevole rivista The Lancet, pertanto la Commissione Militare ha dato il via libera alle somministrazioni ai primi soldati, a partire dal 25 giugno. Non è noto il numero di militari che sarà coinvolto nella sperimentazione; si sa solo che il test dovrebbe durare per almeno un anno e che si tratta della prima preparazione distribuita su vasta scala.

Il vaccino di Oxford

Nonostante il vaccino cinese abbia già bruciato le tappe sperimentali, il “cavallo” sul quale stanno (apparentemente) puntando di più i governi e le principali autorità sanitarie mondiali sembra essere il vaccino candidato ChAdOx1 o AZD1222, una preparazione di tipo “vettore virale non replicante” (Non-Replicating Viral Vector) basata su un adenovirus, proprio come l'Ad5-nCoV del Dragone. È stato sviluppato dallo Jenner Institute dell'Università di Oxford in collaborazione con l'azienda italiana Advent-Irbm di Pomezia, e sarà prodotto da AstraZeneca, azienda biofarmaceutica britannica e svedese. Le prime 3mila dosi saranno presto somministrate nelle città San Paolo e Rio de Janeiro in Brasile, dove la pandemia sta colpendo duramente. Saranno coinvolte le fasce di popolazione più esposte al rischio (come operatori sanitari e forze dell'ordine) ma anche anziani e bambini, proprio per valutare a tutto tondo gli effetti della preparazione, La Bill and Melinda Gates Foundation (BMGF), ha recentemente annunciato di aver finanziato il vaccino di Oxford – attraverso gli enti CEPI e GAVI – con ben 750 milioni di dollari, al fine di produrre e distribuire 300 milioni di dosi. Si riteneva che le prime dosi della preparazione avrebbero raggiunto la distribuzione già per agosto/settembre, ma il professor Adrian Hill, direttore dello Jenner Institute, durante un webinar ha spiegato che nella migliore delle ipotesi i risultati dello studio arriveranno tra agosto e settembre, con le prime consegne in ottobre. C'è insomma da aspettare un paio di mesi in più.

Una pioggia di vaccini candidati

Sulla base del documento “Draft landscape of COVID-19 candidate vaccines” dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, il cui ultimo aggiornamento risale a lunedì 29 giugno, al momento risultano in preparazione presso i laboratori di tutto il mondo ben 149 vaccini candidati (compreso quello già “pronto” cinese). Fra essi in 17 sono già entrati nella sperimentazione clinica, sono stati cioè già testati sull'uomo, ma soltanto quello dell'Università di Oxford è avviato verso la Fase 3. Quello cinese, nonostante la decisione della Commissione Militare, al momento nel documento è indicato in Fase 2. La maggior parte delle restanti preparazioni – ben 132 – si trova nella sperimentazione pre-clinica, cioè in provetta o su modelli animali. Fra esse vi è anche il promettente vaccino candidato italiano sviluppato dall'azienda di biotecnologie di Castel Romano Takis Biotech.