Sei vaccini candidati contro il coronavirus SARS-CoV-2 hanno dimostrato di essere ampiamente efficaci nei test su modelli animali, nello specifico su macachi. Le preparazioni, infatti, non solo hanno determinato la produzione di anticorpi (o immunoglobuline) neutralizzanti, ma hanno innescato anche l'immunità nei primati. In pratica, risultavano protetti dalle nuove esposizioni al virus. Non è ancora chiaro quanto tempo duri questo “scudo” contro la COVID-19, l'infezione scatenata dal patogeno emerso in Cina, ma avere la certezza che si sviluppa è un importantissimo passo nell'ottica del contrasto alla pandemia.

A mettere a punto i sei vaccini candidati è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) presso la prestigiosa Scuola di Medicina dell'Università di Harvard, Stati Uniti, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Università della Carolina del Nord di Chapel Hill, del Ragon Institute of MGH del Massachusetts Institute of Technology (MIT), dello Janssen Vaccines & Prevention BV di Leida (Paesi Bassi) e di altri centri di ricerca. Gli scienziati, coordinati dal professor Dan H. Barouch, membro del Centro per la Virologia e la Ricerca sui Vaccini del BIDMC, hanno dimostrato l'efficacia delle preparazioni coinvolgendo 35 macachi rhesus (Macaca mulatta) in due indagini ad hoc.

Barouch e colleghi hanno diviso i primati in due gruppi: al primo, composto da 25 esemplari, hanno somministrato il vaccino, mentre il secondo di 10 è stato utilizzato come controllo, senza essere sottoposto ad alcun trattamento. Al gruppo delle scimmie trattate sono state progressivamente aumentate delle dosi del vaccino, e nel giro di tre settimane hanno sviluppato anticorpi neutralizzati. Subito dopo tutti e 35 gli esemplari sono stati esposti al coronavirus SARS-CoV-2, per verificare gli effetti sul potenziale contagio. Ebbene, tutti gli animali vaccinati hanno sviluppato cariche virale significativamente più basse rispetto a quelle dei 10 non trattati, mentre otto non hanno fatto rilevare alcuna presenza del virus. Ciò significa che il vaccino ha contenuto efficacemente l'infezione, e in una parte dei casi il patogeno è stato completamente distrutto dal sistema immunitario “addestrato” dal vaccino.

Nella seconda parte della ricerca, nove delle scimmie infettate e guarite sono state esposte nuovamente al virus per verificare se si fossero immunizzate, e così è stato. Tutti i macachi coinvolti hanno mostrato una protezione praticamente completa contro il patogeno. “Le persone che si riprendono dalle infezioni virali in genere sviluppano anticorpi che forniscono protezione contro la ri-esposizione, ma non tutti i virus generano questa naturale immunità protettiva”, ha spiegato il professor Barouch in un comunicato stampa. Sapere che il coronavirus determina immunità è quindi una scoperta preziosa, anche se come specificato non è ancora noto quanto essa duri.

I sei vaccini candidati messi a punto dal team di ricerca sono vaccini a DNA, basati su cosiddetti plasmidi che trasportano i geni della proteina S o Spike, quella che il coronavirus usa per legarsi alle cellule umane (attraverso il recettore ACE2), distruggere la parete cellulare, riversarsi all'interno e avviare la replicazione, determinando l'infezione. Al momento ci sono 118 vaccini candidati in sviluppo contro il SARS-CoV-2, otto dei quali sono entrati nella fase della sperimentazione clinica, ovvero sull'uomo. Anche i vaccini messi a punto da Barouch e colleghi dovrebbero essere presto testati sull'uomo, e solo allora ne capiremo l'effettiva efficacia, perché i macachi, naturalmente, non sono persone. I dettagli sugli esperimenti sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Science.