in foto: Illustrazione del lago d'acqua che riempiva parzialmente il Cratere Gale, ricevendo neve sciolta dalla riva nord. (Image Credit: NASA/JPL–Caltech/ESA/DLR/FU Berlin/MSSS)

Le osservazioni di Curiosity, approdato sul Pianeta Rosso nell'agosto del 2012, sembrerebbero indicare che il Monte Sharp è frutto di sedimenti accumulatisi, durante decine di milioni di anni, nell'ampio letto di quello che fu un lago. Questa interpretazione dei dati raccolti dal rover della NASA nell'area del Cratere Gale suggerisce che in un passato estremamente remoto su Marte doveva esserci un clima che, in qualche modo, ha consentito la formazione di bacini idrici in diversi punti del Pianeta che per lungo tempo hanno dato vita ad un paesaggio marziano ben diverso da quello che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni, grazie alle numerose missioni esplorative.

Temperature più alte nel passato di Marte?

«Se la nostra ipotesi sul Monte Sharp reggesse, metterebbe in serio dubbio l'assunto secondo il quale le condizioni per la presenza di acqua e caldo sul Pianeta sono state temporanee, o presenti soltanto nel suo sottosuolo» sostiene Ashwin Vasavada, Curiosity deputy project presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena «Una spiegazione più radicale potrebbe essere che l'antica atmosfera marziana, più spessa, abbia portato le temperature a livello globale sopra lo zero, ma al momento non sappiamo come questo potrebbe essere accaduto»: tale fenomeno, infatti, avrebbe potuto consentire all'acqua, ghiacciata o sotto forma di neve, di tornare allo stato liquido.

Il "mistero" del Monte Sharp.

Cosa ci faccia un monte come lo Sharp seduto nel bel mezzo di un cratere è stato sempre un grande interrogativo per gli scienziati: alto cinque chilometri, con i suoi fianchi che mostrano centinaia di strati rocciosi sovrapposti soprattutto nelle aree più basse, si presenta come uno dei numerosi enigmi che affollano la superficie di Marte. Proprio questi strati, ad una ravvicinata osservazione opera dell'occhio scrutatore di Curiosity, sarebbero la testimonianza dei processi che si sono succeduti nel tempo, e che portarono alla formazione di depositi creati da fiumi, laghi e venti, con reiterate evaporazioni e e precipitazioni dovute ad un lago marziano che fu molto più ampio e durevole di quanto stimato fino ad ora.

Stiamo facendo grandi passi avanti nella risoluzione del mistero del Monte Sharp. Dove oggi c'è una montagna, una volta potrebbero esserci stati una serie di laghi – John Grotzinger, scienziato del Curiosity Project, California Institute of Technology di Pasadena

Accumuli di sedimenti portati da laghi e fiumi.

Attualmente Curiosity sta indagando sugli strati più bassi tra quelli che costituiscono il Monte Sharp, in particolare su una sezione rocciosa alta circa 150 metri chiamata formazione di Murray. Lì i fiumi portarono sabbia e materiali verso il lago: tali sedimenti si depositarono più o meno come accade presso le foci a delta dei fiumi terrestri, secondo un ciclo che si deve essere ripetuto innumerevoli volte, nel più remoto passato di Marte. Quel che si può ipotizzare è che, dopo che il cratere si riempì per almeno qualche centinaia di metri e i suoi sedimenti si indurirono in forma di roccia, questi strati accumulati vennero scolpiti nell'arco di lunghissimo tempo dal vento, ricevendone la forma di montagna che oggi ci è nota.

Seguendo Curiosity

Ma questa è solo la prima delle cose che conosceremo sul Pianeta: Curiosity, infatti, proseguirà ad arrampicarsi lungo i fianchi del Monte Sharp, raccogliendo campioni di terreno e osservando il territorio con la sua telecamera, in modo da ricavare informazioni utili a comprendere le modalità in cui atmosfera, acqua e materiali rocciosi hanno interagito milioni di anni fa. Del resto, il rover ha già scoperto diversi dettagli interessanti relativamente alla superficie del cratere, nel corso del suo viaggio di 8 chilometri che dura da quel 6 agosto del 2012 in cui atterrò: e chissà quanto ancora avrà da dirci, nell'attesa che sia l'uomo a solcare quei territori, forse in un futuro non troppo lontano.