Con l'avanzare dell'età, la perdita dell'udito è un fenomeno piuttosto frequente: pochi fortunati fanno eccezione ma, per gli altri, spesso l'apparecchio acustico costituisce l'unica possibile soluzione. Una soluzione che, però, non piace a tutti e che non tutti sono disposti ad accettare: del resto si tratta di un dispositivo invasivo, seppur in minima parte,  che, per alcune persone, risulta difficile da accettare, talvolta anche semplicemente per ragioni psicologiche.

Un invecchiamento reversibile?

Ma se esistesse un semplice farmaco in grado di far recuperare questo prezioso senso agli esseri umani, non risulterebbe forse più gradito? Devono esserselo chiesto i ricercatori della University of Michigan e della Harvard Medical School, scegliendo così di mettersi in cerca di una terapia in grado di rendere reversibile il processo di perdita dell'udito legato all'età. Tale fenomeno è una conseguenza del danneggiamento delle connessioni tra cellule ciliate (deputate ad assorbire lo stimolo sonoro, trasformandolo da risposta meccanica in impulso nervoso) e neuroni, ossia tra le orecchie e il cervello: all'origine, l'invecchiamento dell'organismo e l'esposizione prolungata al rumore.

Il farmaco per sentire

Gli studiosi si sono concentrati sulla neurotrofina 3: le neurotrofine sono una famiglia di proteine responsabili del sostentamento, della sopravvivenza, dello sviluppo e della funzionalità dei neuroni. Utilizzando un farmaco chiamato tamoxifene (un antitumorale) sono riusciti ad attivare il gene responsabile della codificazione della proteina, NFT3, all'interno delle orecchie di alcuni topolini, incrementando così la produzione di neurotrofina 3. Le cavie erano diventate parzialmente sorde a causa di rumori particolarmente forti: ma due settimane dopo la somministrazione del farmaco, sentivano evidentemente di nuovo. I ricercatori pensano che risultati simili potrebbero essere raggiunti anche sugli esseri umani, con un farmaco in grado di svolgere le medesime funzioni del gene NTF3: l'attivazione del gene, infatti, potrebbe essere una buona ipotesi ma, secondo gli scienziati, un medicinale funzionerebbe in maniera più completa e potrebbe inoltre essere ri-assunto tutte le volte necessarie, fino al momento del recupero totale dell'udito.

Gabriel Corfas dell'università del Michigan, a capo dello studio, ha spiegato: «È diventato evidente che la perdita di udito dovuta ai danni delle sinapsi "a nastro" è un problema comune nonché impegnativo. Noi abbiamo iniziato a questo lavoro 15 anni fa per rispondere ad una domanda molto semplice a proposito dell'orecchio interno ma adesso siamo diventati capaci di ripristinare l'udito dopo una parziale sordità dovuta al rumore. Questo è molto emozionante». Sarebbe davvero un gran traguardo, per un mondo futuro in cui gli anziani saranno sempre di più.