dj Mamy Rock
in foto: dj Mamy Rock

Siamo davvero ad un passo dall'immortalità? Le ricerche nell'ambito delle cellule staminali potrebbero portare in pochi anni alla scoperta dei nuovi elisir di giovinezza, cercando una via alternativa a quella farmacologica; la quale, comunque, funziona eccome, se si pensa che il numero degli ultracentenari è aumentato del 71% nell'ultima decade. Ma esiste un limite massimo, oltre il quale l'umanità non è in grado di spingersi? Secondo Colin Blakemore, docente di Neuroscienze e Filosofia presso la School of Advanced Study, University of London, e professore emerito di ad Oxford, non sarà mai possibile duplicare o triplicare la nostra possibilità di vita media: il tetto massimo raggiungibile dall'esistenza e dall'organismo umano, sostiene, non può andare oltre i 120 anni.

Migliorare la vita, non semplicemente allungarla

La conclusione del dottor Blakemore è  stata resa nota nell'ambito di un convegno che ha visto un panel di gerontologi e scienziati riunitisi per discutere del futuro della medicina, della salute globale e dell'aspettativa di vita della popolazione mondiale, secondo quanto riportato dal Times. Concordi tutti nell'ammettere che la via farmacologica avrà un effetto limitato nell'estendere la durata della vita umana, ormai si punta soprattutto al miglioramento della salute complessiva degli individui attraverso una qualità della vita più elevata: e questa strada andrebbe percorsa soprattutto per incrementare l'aspettativa di vita delle persone che vivono in quelle regioni del Pianeta più povere dove la medicina può anche giungere, ma manca del tutto il concetto di benessere. Insomma, sembra ormai chiaro a tutti che la priorità è stare bene, in accordo chiaramente con il starci per il più tempo possibile.

L'uomo arriverà a 500 anni?

Le affermazioni del dottor Blakemore sono in contraddizione con quelle di altri ricercatori i quali sostengono che i recenti sviluppi scientifici potrebbero portare ad un'estensione dell'esistenza quasi esagerata: ad esempio il professor Pankaj Kapahi, del californiano Buck Institute of Age Research presso Novato, all'inizio di quest'anno ha spiegato che la vita umana potrebbe giungere fino ai 500 anni anche. La sua conclusione partiva da un esperimento di laboratorio condotto su un piccolo verme, chiamato Caenorhabditis elegans, manipolato geneticamente fino a raggiungere un allungamento della sua vita pari a cinque volte. Certo, un successo; ma che per essere applicato alla specie umana avrà bisogno di un tempo molto lungo (ammesso che ci si riesca); tanto per cominciare, bisognerà iniziare a verificare se meccanismi simili a quelli utilizzati possono funzionare anche nel caso dei mammiferi, ricorrendo ai topolini. In ogni caso, il dottor Kapahi nutre estrema fiducia nella prospettiva di un trattamento anti-età basato sulla genetica. E non è il solo.

La parte del mondo che invecchia

Insomma, a chi dei due dare ragione? Inevitabilmente, saranno soltanto gli anni a dimostrarcelo: per adesso, sarebbe già un gran traguardo allungare l'aspettativa di vita di tutti coloro i quali abitano al di fuori del ricco Occidente. In riferimento al 2014, il Global AgeWatch Index, che classifica 96 nazioni diverse secondo i parametri del numero di anziani e della qualità della vita, ha recentemente affermato che nel 2050 gli over 60 costituiranno il 21% della popolazione globale del Pianeta: in pratica quasi il doppio di adesso. Anche la proporzione degli ultraottantenni muterà, chiaramente, secondo una previsione che, per lo stesso anno, vedrà passare gli over 80 dal 2 al 4%. In quale parte del mondo saranno collocati tutti questi anziani del futuro?