Alle 21:37 di venerdì 4 ottobre un asteroide grande come un autobus sorvolerà la Terra a una distanza inferiore a quella media che ci separa dalla Luna. 2019 TX, questo il nome del “sasso spaziale”, è stato scoperto il 24 settembre, poco prima di 2019 SP3, un altro asteroide – il primo individuato a ottobre – di circa 20 metri che ha sfiorato il nostro pianeta la mattina di giovedì 3. Benché il numero di asteroidi che compiono passaggi ravvicinati sembri aumentare costantemente, in realtà sono semplicemente migliorati i sistemi di monitoraggio, che ci aiutano a intercettare quanti più NEO (Near Earth Object) possibili. Ed è un bene, perché possiamo prepararci anzitempo a un possibile impatto, sebbene molti di quelli più piccoli vengano rilevati quando sono ormai molto vicini.

Ma torniamo a 2019 TX. Come indicato, il passaggio ravvicinato è atteso alle 21:37 ora italiana (23:37 UTC – Tempo coordinato universale) a una distanza di 378mila chilometri circa, ovvero 0,0032 unità astronomiche. Una Unità Astronomica è pari a circa 150 milioni di chilometri ed è la distanza che separa la Terra dal Sole. Quasi 380 mila chilometri possono sembrare molti – la Luna dista in media dalla Terra 384mila chilometri -, ma in realtà dal punto di vista astronomico è davvero un'inezia. Le dimensioni dell'oggetto stimate dalla NASA sono comprese tra i 4,9 e gli 11 metri, quindi da quelle di una grossa auto a quelle di un autobus. Sfreccerà sopra le nostre teste – in tutta sicurezza – a poco più di 7 chilometri al secondo. La magnitudine del sasso spaziale, ovvero la luminosità apparente, è di 28.7, quindi è completamente invisibile a occhio nudo (il limite dell'occhio umano è 6), tuttavia è possibile osservarlo con grossi telescopi.

E se l'asteroide avesse puntato la Terra? Fortunatamente 2019 TX, appartenente alla classe degli asteroidi “Apollo”, non avrebbe comportato problemi troppo seri. Un sasso spaziale di simili dimensioni, infatti, verrebbe quasi completamente disintegrato dall'attrito con l'atmosfera terrestre. Se avesse un nucleo ferroso potrebbe comunque sopravvivere una buona porzione e creare danni locali. Nel 2013 la famigerata “meteora di Čeljabinsk” che esplose nei cieli della Russia provocò circa 1500 feriti a causa dell'onda d'urto; aveva dimensioni leggermente più grandi di 2019 TX, ovvero 15 metri, e una massa stimata di 10mila tonnellate. Uno dei frammenti più grandi fu recuperato in un lago e pesava ben 570 chilogrammi. Benché da non sottovalutare, questi oggetti non sono minimamente paragonabili ai giganti che possono determinare processi di estinzione di massa, come l'asteroide chicxulub di oltre 10 chilometri di diametro che, 66 milioni di anni fa, al termine del Cretaceo, fece sparire dalla Terra i dinosauri non aviani e moltissimi altri gruppi animali.