transito di venere

L'ultimo c'è stato nel giugno del 2004, ma il prossimo avverrà soltanto nel dicembre del 2117: varrà dunque la pena di non perdersi il transito di Venere dinanzi al Sole, che avremo l'opportunità di ammirare all'alba del 6 giugno. La nostra Stella ci apparirà momentaneamente coperta in una sua porzione: a poche settimane di distanza dall'incantevole eclissi anulare che è stato possibile ammirare soltanto da alcuni Paesi affacciati sulla fascia del Pacifico, il Sole continua a dare spettacolo con un evento che è eccezionale per la sua assoluta rarità. Solo che, questa volta, anche l'Italia avrà un'ottima ragione per alzare gli occhi al cielo: schermandosi adeguatamente gli occhi, nella primissima mattinata del 6 giugno e fino alle 6.55 sarà possibile osservare le ultime fasi di una meraviglia astronomica considerata tra le meno frequenti in assoluto.

Di transiti di Venere davanti al Sole, infatti, se ne verificano in totale quattro nell'arco di 243 anni: in virtù del fatto che tali passaggi procedono a coppie intervallate da otto anni, è effettivamente impossibile riuscire ad osservarne più di due nell'arco di una vita intera. E anche in quel caso, tuttavia, bisognerà definirsi ben fortunati, dal momento che le due coppie sono separate, a loro volta, da un periodo la cui durata è variabile, ma supera il secolo: ecco perché, dopo aver aver visto il Pianeta sfilare davanti al disco infuocato nel giugno del 2004 e, prossimamente, il 6 giugno del 2012, dalla Terra il fenomeno non sarà più visibile se non tra centocinque anni.

james cook

L'attenzione nei confronti dell'evento è dovuta esclusivamente alla rarità che lo caratterizza: dal punto di vista scientifico non costituisce altro se non un effetto dovuto alla congiunzione tra meccanismi orbitali, anche se va ricordato come in passato sia stato studiato con particolare cura. Addirittura, il transito avvenuto il 3 giugno del 1761 si rivelò fondamentale, agli occhi degli scienziati dell'epoca, per determinare la distanza della Terra dalla sua Stella attraverso la parallasse, collegandosi ad una secolare tradizione di studi che, a partire dagli antichi greci, ha sempre puntato occhi scrutatori al cielo cimentandosi in complessi calcoli.

E cominciano già a piovere le immancabili profezie apocalittiche, accompagnate da visioni catastrofiche sulla imminente fine del mondo: come già accaduto con la super luna degli inizi di maggio, anche in occasione del transito di Venere, non mancano le speculazioni ardite rispetto alle possibili conseguenze nefaste che noi terrestri potremmo pagare a causa di questo splendido effetto ottico. Su tutte, naturalmente, quella che tira in ballo i Maya, onnipresenti quando iniziano a suonare le trombe del giorno del giudizio: dopo anni di smentite degli archeologi mesoamericani, e dopo l'ultima ulteriore prova frutto del recente ed eccezionale ritrovamento in Guatemala, non si fermano comunque le acrobatiche interpretazioni che vorrebbero la coincidenza della distruzione dell'umanità proprio con il passaggio di Venere davanti al Sole. Un vero peccato che, almeno di fronte agli spettacoli della natura che dovrebbero limitarsi ad emozionare solo per la propria impareggiabile magnificenza, l'uomo non riesca a non pensare all'eventualità di disastri e tragedie.