HelloMask. Credit: EPFL
in foto: HelloMask. Credit: EPFL

A breve partirà la produzione di massa della prima mascherina completamente trasparente e con la medesima capacità filtrante di una vera mascherina chirurgica. Se ciò non bastasse, questo dispositivo rivoluzionario – progettato per migliorare la comunicazione – sarà anche “amico dell'ambiente”, poiché composto da un materiale biodegradabile e dunque non inquinante. Si tratta di un dettaglio assolutamente da non sottovalutare: si stima infatti che ogni giorno, soltanto in Italia, a causa dell'emergenza coronavirus possano servire fino a 40 milioni di mascherine al giorno, con una produzione quotidiana di 720 tonnellate di rifiuti (che potrebbero arrivare a 175mila tonnellate entro la fine dell'anno). Poiché in molti le stanno incivilmente abbandonando nell'ambiente, è facile immaginare quale possa essere il catastrofico impatto ambientale dei DPI.

La nuova super mascherina, chiamata “HelloMask”, è stata messa a punto da scienziati dell'EssentialTech Center della Scuola politecnica federale di Losanna (EPFL), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'EMPA, il Centro federale svizzero per la scienza dei materiali. L'idea di progettarla non è legata all'attuale pandemia di coronavirus SARS-CoV-2, benché abbiamo imparato a convivere con i DPI proprio in questo periodo, ma affonda le radici nell'epidemia di Ebola del 2015. All'epoca il professor Klaus Schönenberger, direttore dell'EssentialTech dell'EPFL, si trovava in Africa poiché impegnato nella diffusione di tecnologie mediche nei Paesi economicamente più svantaggiati; si accorse che le infermiere, bardate dalla testa ai piedi con tute protettive e DPI per assistere i pazienti con Ebola, avevano deciso di incollare una propria foto sul petto, per farsi riconoscere i ricoverati e restituire un briciolo di umanità a chi aveva bisogno di un sorriso.

Schönenberger rimase molto colpito dall'esperienza, e quando l'anno successivo fu contattato da alcuni colleghi per la realizzazione di un materiale trasparente, gli tornò subito in mente ciò che aveva visto in Africa. Così nacque l'idea di una mascherina chirurgica più "umana", che permette di distinguere sorrisi ed espressioni facciali, e dunque di migliorare la comunicazione, fondamentale soprattutto per bambini, anziani e non udenti. L'ispirazione arrivò anche da un medico che, lavorando a stretto contatto con bambini seriamente malati, si era reso conto delle grandi difficoltà della comunicazione attraverso una mascherina.

“Guardando online si possono trovare prototipi di mascherine parzialmente trasparenti, ma sono solo maschere normali con parte del tessuto sostituito da plastica trasparente”, ha dichiarato il professor Thierry Pelet, amministratore delegato della start-up HMCARE creata per produrre e commercializzare le HelloMask. La plastica, naturalmente, non è filtrante, è inoltre un ostacolo alla respirazione e si appanna rapidamente, pertanto non si tratta di una soluzione ideale. Gli scienziati svizzeri hanno lavorato a lungo per trovare il materiale adatto a superare questi ostacoli, ovvero fibre polimeriche che garantiscono trasparenza ed efficacia filtrante. Come specificato, si tratta di un materiale biodegradabile; al momento è così al 99 percento, ma i creatori delle HelloMask stanno lavorando per portarlo al 100 percento. La commercializzazione dovrebbe avvenire entro i primi mesi del 2021; HMCARE ha già ricevuto un milione di franchi per avviare la produzione, e ha persino rifiutato ulteriori donazioni, poiché le risorse ottenute sono considerate sufficienti.