Sangue del gruppo sanguigno di tipo A trasformato in quello “universale” (tipo 0) grazie ad enzimi estratti da un batterio del microbiota intestinale. La conversione potrebbe rendere disponibili quantità molto maggiori di sangue per le trasfusioni, dato che l'incompatibilità tra i vari gruppi sanguigni (A, B, AB, O), amplificata anche dai fattori che li caratterizzano – come il Rhesus positivo o negativo –, riduce sensibilmente quello disponibile per gli interventi.

La ricerca. A ottenere questa straordinaria conversione è stato un team di ricerca canadese guidato da scienziati dell'Università della Columbia Britannica (British Columbia) di Vancouver. I ricercatori, coordinati dal professor Stephen G. Withers, docente presso il Dipartimento di Chimica dell'ateneo e ricercatore ai Michael Smith Laboratories, hanno basato la nuova indagine sugli ottimi risultati di una precedente ricerca presentata al 256° meeting dell'American Chemical Society (ACS). Il loro approccio si basa nel “cancellare” l'antigene che è alla base dell'incompatibilità fra i vari gruppi sanguigni, quello che può scatenare reazioni del sistema immunitario potenzialmente fatali dopo una trasfusione. Sono noti già diversi enzimi con questa capacità, ma quelli prodotti dai batteri nell'intestino umano sono decine di volte più efficaci. Withers e colleghi si sono concentrati sui batteri Flavonifractor plautii estratti dalle feci.

Sangue universale. Dopo aver isolato dai batteri i geni responsabili della codifica degli enzimi in grado di rimuovere le componenti dell'antigene A, hanno aggiunto piccole quantità di queste proteine su una piastra di Pestri con del sangue di tipo A. La reazione catalizzata dagli enzimi ha rimosso gli elementi responsabili dell'incompatibilità rendendo il sangue un tipo 0, che è compatibile con tutti i gruppi sanguigni di tipo A, B e AB con fattore Rhesus positivo. Poiché questi sono presenti nel 75 percento della popolazione mondiale, attraverso questa procedura si potrebbero avere scorte di sangue “universale” per far fronte a larghissima parte delle trasfusioni. Secondo gli scienziati la stessa tecnica potrebbe essere utilizzata per purificare organi da dedicare ai trapianti e le cellule staminali. La scoperta sottolinea ancora una volta quanto i batteri presenti nel microbiota intestinale possano giocare un ruolo fondamentale nel tutelare la nostra salute. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.