Una vasta massa di acqua calda si è insinuata ad alcune decine di metri di profondità sotto l'Artico, rischiando di mescolarsi con quella superficiale – più fredda e dolce – e scatenare uno scioglimento dei ghiacci senza precedenti. A lanciare l'allarme un team di ricerca americano composto da studiosi del Dipartimento di Geologia e Geofisica dell'Università di Yale e del Dipartimento di Oceanografia fisica presso l'Istituto oceanografico di Woods Hole. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Mary-Louise Timmermans, considerano quell'acqua – proveniente da centinaia di chilometri di distanza – una vera e propria bomba a orologeria: in caso di ‘esplosione', infatti, potrebbe avere un impatto catastrofico sull'Artico e sulla fauna locale, già messa in ginocchio dai cambiamenti climatici.

Ma come ci è finita l'acqua calda sotto all'Artico? Procediamo con ordine. La zona interessata dal fenomeno è innanzitutto il grande bacino del Canada, che si trova a nord dell'Alaska. Esso è composto da più strati di acqua, con quella oceanica e salata in profondità e quella fresca e dolce più in superficie, sovrastata dal ghiaccio. L'acqua oceanica del bacino giunge da centinaia di chilometri di distanza, ovvero dal Mar di Chucki settentrionale, che negli ultimi anni è stato esposto a un anomalo riscaldamento solare. In pratica, i suoi ghiacci superficiali si sono sciolti con maggiore frequenza a causa delle temperature troppo elevate e l'acqua ha iniziato a scaldarsi. Questa massa d'acqua viene spinta da venti oceanici verso nord (un processo chiamato Beaufort Gyre) e finisce proprio sotto al bacino del Canada, dove resta separata dall'altra grazie alla sua salinità. A causa dei cambiamenti climatici, tra il 1987 e il 2017 la temperatura di questa acqua oceanica è praticamente raddoppiata, e adesso gli scienziati hanno calcolato che è sufficientemente calda per sciogliere il ghiaccio al di sopra di essa.

Credit: Università di Yale
in foto: Credit: Università di Yale

Non è chiaro se e quando l'acqua salata e calda riuscirà a mescolarsi con quella fredda superficiale e quindi a sciogliere il ghiaccio, ma si tratta di un rischio concreto e dall'esito imprevedibile. Lo scioglimento, del resto, in questo caso non partirebbe dalle zone marginali dell'Artico come avviene normalmente, ma dal suo cuore, dunque potrebbe innescare un effetto a catena devastante per tutto l'ecosistema autoctono. A rendere ancor più preoccupante la situazione, il fatto che ha iniziato a rompersi anche il ghiaccio più antico e denso per la prima volta nella storia, come dimostrato da una recentissima ricerca della NASA. I dettagli della ricerca sulla “bomba a orologeria” dell'Artico sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science Advances.

[Credit: Taken]