Il ghiaccio più antico e denso dell'Artico si sta rompendo per la prima volta da quando viene monitorato, mettendo in gravissimo pericolo la sopravvivenza di orsi polari, foche e altre specie che vivono in questo ambiente. A lanciare l'allarme il professor Peter Wadhams, direttore del Polar Ocean Physics Group e docente di fisica all'Università di Cambridge, Regno Unito, sulla base delle drammatiche immagini satellitari divulgate dal progetto NASA Worldview, nelle quali si vedono i ghiacci della Groenlandia settentrionale diventare fragili e mobili, trascinati a largo dai venti. Come indicato, è la prima volta che viene documentata l'apertura di quest'area del continente, da quando negli anni '70 del secolo scorso è stato avviato il monitoraggio satellitare.

Il fenomeno rappresenta un serio pericolo soprattutto per gli orsi polari, poiché quel ghiaccio è l'habitat naturale dove vanno normalmente a caccia. Se viene spazzato a largo, come sta succedendo, restano letteralmente senza un territorio di caccia e dunque senza cibo. Gli orsi in inverno si rifugiano in tane scavate nella neve nella zona settentrionale della Groenlandia, e in primavera, al risveglio, si avventurano sui banchi di ghiaccio per andare alla ricerca di foche. I cambiamenti climatici hanno ridotto drasticamente il loro territorio e spesso sono costretti a nuotare a lungo per raggiungere le aree di caccia, ma se il ghiaccio su cui potevano sempre contare adesso si trova a largo, “non hanno più un'area dove cacciare”, ha dichiarato il professor Wadhams. Per capire quanto è grave la situazione per gli orsi polari bisognerà attendere la prossima primavera, ma la specie è già classificata come vulnerabile e dunque minacciata di estinzione.

My entire @Sea_Legacy team was pushing through their tears and emotions while documenting this dying polar bear. It’s a soul-crushing scene that still haunts me, but I know we need to share both the beautiful and the heartbreaking if we are going to break down the walls of apathy. This is what starvation looks like. The muscles atrophy. No energy. It’s a slow, painful death. When scientists say polar bears will be extinct in the next 100 years, I think of the global population of 25,000 bears dying in this manner. There is no band aid solution. There was no saving this individual bear. People think that we can put platforms in the ocean or we can feed the odd starving bear. The simple truth is this—if the Earth continues to warm, we will lose bears and entire polar ecosystems. This large male bear was not old, and he certainly died within hours or days of this moment. But there are solutions. We must reduce our carbon footprint, eat the right food, stop cutting down our forests, and begin putting the Earth—our home—first. Please join us at @sea_legacy as we search for and implement solutions for the oceans and the animals that rely on them—including us humans. Thank you your support in keeping my @sea_legacy team in the field. With @CristinaMittermeier #turningthetide with @Sea_Legacy #bethechange #nature #naturelovers This video is exclusively managed by Caters News. To license or use in a commercial player please contact info@catersnews.com or call +44 121 616 1100 / +1 646 380 1615”

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Wadhams, intervistato dal quotidiano britannico The Indipendent, ha sottolineato che buona parte del ghiaccio dell'Artico in passato era di tipo pluriennale, cioè era presente da anni e non si scioglieva nemmeno durante l'estate, mentre adesso si tratta quasi sempre di ghiaccio nuovo, generato anno dopo anno. L'ultimo ‘zoccolo duro' di ghiaccio antico e persistente era proprio quello nell'area settentrionale della Groenlandia, ma le recenti immagini pubblicate dalla NASA ne mostrano la frammentazione e l'inizio del viaggio verso il mare aperto. Le cause sono legate ai venti caldi che quest'anno hanno spazzato l'emisfero settentrionale e ai cambiamenti climatici che hanno letteralmente cambiato i connotati del continente Artico. Il ghiaccio solitamente giunge dalla Siberia e si accumula in Groenlandia in enormi blocchi compatti dallo spessore di 4 metri; quest'anno, tuttavia, a causa delle temperature anomale registrate a febbraio e ad agosto ha iniziato ad assottigliarsi e rompersi, permettendo ai venti di spostarlo.

I livelli del ghiaccio artico non hanno ancora raggiunto il minimo storico registrato nel 2012, ma ci si stanno avvicinando rapidamente, e la distruzione di quello più antico e compatto è un segnale d'allarme estremamente preoccupante. La NASA continuerà a monitorare la situazione anche con una missione specifica, l'Ocea Melting Greenland, mentre altri enti di ricerca saranno in loco per determinare gli effetti di questi fenomeni sulla fauna locale. Il rischio di una primavera drammatica per molte specie a rischio estinzione è sempre più concreto.