Molto presto in Italia le persone colpite dal virus dell'Hiv, responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), potranno donare gli organi a chi si trova nella medesima condizione clinica. È infatti in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale un protocollo ad hoc “che permette la donazione di organi da pazienti Hiv positivi ad altri pazienti positivi al virus”. Lo ha annunciato il direttore del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa, in occasione degli Stati Generali della Rete Trapiantologica Italiana attualmente in corso di svolgimento a Roma (8 e 9 marzo). L'atto formale avverrà nel giro di due o tre giorni, come sottolineato dallo specialista, e proietterà ulteriormente il nostro Paese al vertice mondiale nelle procedure per il trapianto d'organi.

Si tratta innanzitutto di un passo in avanti virtuoso sotto il profilo sociale, poiché “toglie un fattore di discriminazione al soggetto Hiv”, ha aggiunto lo specialista. Naturalmente non vi sarà alcun cambiamento dal punto di vista della sicurezza nella gestione dei trapianti: “il donatore deve rispondere a determinate condizioni – ha proseguito Nanni Costa -, ovvero deve essere un soggetto seguito e che non porta attori di rischio aggiuntivo”. Nei parametri prestabiliti, grazie agli strumenti diagnostici e terapeutici all'avanguardia nel nostro Paese, sarà dunque possibile procedere alla donazione in maniera non dissimile da quella che coinvolge i pazienti con epatite.

A sottolineare l'eccellenza raggiunta da questo specifico settore della medicina tricolore anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, presente al meeting romano: “in Italia siamo sempre numeri uno o numeri due al mondo in base alla tipologia di trapianto o di donazione. Siamo una best practice. Lo dico con cognizione di causa”. Attualmente in Italia ci sono 42 ospedali che praticano trapianti, un numero ridotto rispetto al passato per una semplice questione di ‘qualità' del servizio, tenendo presente la complessità e i rischi che comportano questi interventi. Secondo Nanni Costa, infatti, la concentrazione è “un dato positivo”.

Nel 2017 c'è stato un aumento del 20 percento nel numero dei trapianti rispetto al 2015, così come sono aumentati del 20-30 percento i donatori a cuore fermo. Con la possibilità di effettuare trapianti tra pazienti con Hiv e il numero sempre maggiore di donatori, le prossime percentuali saranno ancora maggiori. Recentemente la trapiantologia italiana è finita sotto ai riflettori anche per le virtuose catene di trapianti di rene in modalità cross over, avviate grazie ai cosiddetti donatori samaritani.

[Credit: Scotth23]