Credit: Trapman Bermagui/Facebook/Instagram
in foto: Credit: Trapman Bermagui/Facebook/Instagram

Un pescatore australiano ha issato a bordo della propria imbarcazione la testa mozzata di un grosso squalo mako (Isurus oxyrinchus), rinvenuta durante una battuta nelle acque del Nuovo Galles del Sud. A rendere ancor più inquietante la scoperta, la presenza nella gola dello squalo di un rostro di marlin (un grande e potente pesce pelagico) lungo una trentina di centimetri. Non è stato tuttavia il micidiale colpo di spada a uccidere il mako, che deve aver vissuto a lungo con questo “trofeo” nella gola; la ferita di entrata sul lato della testa risultava infatti molto ben cicatrizzata. Dunque cosa può aver decapitato il formidabile predatore?

Ipotesi fantasiose. Il pescatore, noto sulla rete col nome di Trapman Bermagui, in un post su facebook ha avanzato l'ipotesi che a uccidere il mako deve essere stato “qualcosa di impressionante”, tenendo presenti le dimensioni del pesce cartilagineo. Le femmine possono infatti arrivare fino a 4 metri di lunghezza, mentre i maschi arrivano al massimo a 3 metri, anche se le dimensioni medie sono sicuramente inferiori. La sola testa del mako recuperato da Trapman Bermagui pesava circa 100 chilogrammi. Il giovane ha pubblicato anche una seconda foto con una testa mozzata di squalo tigre, non specificando se ad ucciderlo sono stati altri squali dopo aver abboccato all'amo o se la testa è stata rimossa dai pescatori.

A decapitare di netto il mako non è stato sicuramente un grande squalo bianco con un unico e poderoso morso, tanto meno il famigerato megalodonte, un gigantesco squalo preistorico estinto che secondo alcuni fantasiosi internauti potrebbe ancora aggirarsi negli oceani. Sulla base delle fotografie pubblicate dal pescatore, il biologo marino Johann Mourier interpellato da IFLScience ipotizza che la testa potrebbe essersi staccata dal corpo in seguito ai morsi di diversi grandi squali, dei quali si noterebbero i segni alla base della testa. Insomma, il mako potrebbe essere stato lo spuntino di molti altri pesci, anche se sulla causa della morte resta il mistero.

Squali in pericolo. Recentemente un team di biologi dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha determinato che 17 specie sono minacciate di estinzione; fra esse figura anche il mako. Lo squalo, noto per essere il più veloce degli oceani (con una velocità massima di 70 chilometri orari), è infatti una delle vittime preferite dai pescatori. Nel mese di maggio la specie dovrebbe essere inserita nell'Appendice 2 della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), un processo che potrebbe avviare misure di tutela, anche se non ne verrà impedita la caccia.