Otto bambini colpiti dalla forma più diffusa di immunodeficienza combinata grave (SCID), una rara malattia letale che inibisce il sistema immunitario dei pazienti, sono stati guariti per la prima volta grazie a una rivoluzionaria terapia genica. A causa della condizione, i bimbi colpiti possono morire anche per un semplice raffreddore, per questo devono vivere in ambienti sterilizzati e prendono il nome di “bambini-bolla”. L'innovativa tecnica è stata messa a punto da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del St. Jude Children's Research Hospital di Memphis e dell'UCSF Benioff Children's Hospital di San Francisco, che hanno collaborato con i colleghi dell'Università del New Mexico, del Consiglio Nazionale di Medicina di San Paolo (Brasile), dell'ospedale sudafricano Copperfield Childcare, del Laboratorio di Immunologia Clinica e Microbiologia presso l'Istituto Nazionale di Allergie e Malattie Infettive di Bethesda e di numerosi altri atenei e centri di ricerca statunitensi.

Risultato rivoluzionario. In Europa è già disponibile da qualche tempo una terapia genica per il deficit dell'enzima adenosina deaminasi, un'altra forma di SCID (conosciuta con l'acronimo di ADA-SCID) alla cui cura la ricerca italiana ha dato un contributo fondamentale. Ma per la SCID-X1, che colpisce solo i maschi (un neonato ogni 200mila), fino ad oggi non esisteva un trattamento di questo genere; ci si affidava normalmente ai trapianti di midollo osseo, in grado di plasmare il sistema immunitario neutralizzato dalla condizione. Tuttavia non sempre sono disponibili i donatori, inoltre possono emergere serie complicanze e il sistema immunitario così costituito non diventa “forte” come uno tipico. Da anni gli scienziati cercavano una terapia efficace contro la SCID-X1, e dopo numerosi fallimenti – alcuni dei quali vicini al risultato, ma che determinavano il cancro nei bimbi – finalmente sono riusciti a svilupparne una.

La terapia. Ma come funziona esattamente questa terapia genica? Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Ewelina Mamcarz, ricercatrice presso il Dipartimento di Trapianto di Midollo Osseo e Terapia Cellulare del nosocomio di Memphis, hanno utilizzato un lentivirus vettore (simile all'HIV, il virus dell'AIDS) per correggere il difetto nel DNA che determina la SCID-X1, ovvero una mutazione del gene IL2RG, che codifica per la catena gamma comune. Mamcarz e colleghi hanno prima estratto le cellule staminali del sangue dal midollo osseo dei piccoli, e successivamente hanno usato il lentivirus per “consegnare” il gene corretto. Le cellule sono state infine reinfuse nei pazienti, dove hanno iniziato a dar vita a linfociti T, cellule B e cellule NK (Natural Killer) sani, ovvero le tre "armi" principali del sistema immunitario. L'intero processo è stato agevolato da un trattamento chemioterapico basato sul farmaco Busulfan. A differenza dei test precedenti, gli scienziati hanno trattato il lentivirus affinché non potesse influenzare i geni limitrofi a quello difettoso, il limite che era responsabile del cancro. “I bambini sono guariti perché, per la prima volta, siamo stati in grado di ripristinare tutti e tre i tipi di cellule che costituiscono il sistema immunitario completo”, ha dichiarato con orgoglio la Mamcarz. Ci vorranno anni per conoscere la completa efficacia della terapia, ma tutti i bambini trattati sono in salute e ora presentano un sistema immunitario sano.

Retroscena. Il merito di questa super terapia genica spetta soprattutto al professor Brian P. Sorrentino, che ha guidato gli scienziati fino a novembre dello scorso anno, quando è deceduto a causa di un cancro. Il medico, conscio della sua malattia in fase terminale, ha messo tutto se stesso per riuscire a sviluppare una terapia in grado di guarire i bimbi da questa gravissima malattia, resa famosa dal primo “bambino-bolla” David Vetter, morto a 12 anni negli anni '80 dopo un tentativo di trapianto di midollo osseo. La sua storia ha ispirato diversi film e romanzi. I creatori della terapia sperimentale, i cui dettagli sono stati pubblicati sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine, desiderano che sia resa disponibile a tutti i bimbi colpiti dalla SCID-X1.