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Per evitare di perdere informazioni preziose sulla preda da catturare o sulla semplice navigazione spaziale, i pipistrelli regolano i richiami affinché la propria eco non venga disturbata dalla ‘confusione' provocata dagli altri esemplari vicini. È quanto hanno scoperto i ricercatori della Texas A&M University di College Station attraverso specifici esperimenti, che finalmente hanno dato risposta a uno dei più grandi quesiti scientifici relativi al funzionamento del cosiddetto biosonar.

Da quando fu scoperto, infatti, il complesso sistema di ecolocalizzazione (o biosonar) sviluppato da alcuni mammiferi – come diverse specie di pipistrelli e i cetacei odontoceti – ha posto sempre grandi dubbi per i biologi, in particolar modo su una questione, ovvero sulla capacità di aggirare le interferenze provocate da un gruppo di animali vicini fra loro. Gli studiosi americani, coordinati dalla dottoressa Amanda Adams e dal dottor Michael Smotherman, per spiegare la propria scoperta hanno coniato il termine ‘soppressione reciproca', in parole semplici una riduzione sistematica dei richiami legata al numero di pipistrelli presenti nella stessa area.

I ricercatori hanno messo un singolo pipistrello a volare in una stanza simile a uno studio di registrazione, con pareti imbottite di schiuma acustica poliuretanica per insonorizzare, quattro altoparlanti e piccoli microfoni piazzati strategicamente. Una volta determinato il tasso di richiami del singolo pipistrello, una specie proveniente dal Messico, dagli altoparlanti sono stati fatti partire richiami registrati di altri pipistrelli, fino a un massimo di quattro contemporaneamente. Non appena il pipistrello li ha avvertiti, ha iniziato a diminuire i propri versi per evitare di intralciare l'eco con i suoni prodotti dagli altri.

L'esperimento è proseguito spostando gli animali in una stanza analoga a quella precedente ma più confusionaria, con vari pezzi di corda legati al soffitto per verificare la capacità di aggirare gli ostacoli fisici. Ogni elemento era provvisto di un cosiddetto sensore piezoelettrico, che registrava un impulso nel momento in cui veniva toccato. I ricercatori hanno evidenziato che i pipistrelli commettevano più errori di navigazione (ovvero toccavano le corde) quando venivano riprodotti i versi registrati, determinando che la reciproca soppressione ha comunque dei limiti. Come ultimo test hanno utilizzato un piccolo robot a forma di pipistrello (chiamato simpaticamente ‘robobat') in grado di emettere versi, e anche in questo caso è emerso che i pipistrelli modulavano i richiami non in risposta alla presenza fisica del robot, ma solo nel momento in cui esso emetteva i richiami. I dettagli di questo studio sono stati presentati alla conferenza 2017 della Society for Integrative and Comparative Biology, tenutasi a New Orleans.

[Foto di Cparks]