Un team di ricerca ha rilevato la prima mutazione “significativa” del nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2), responsabile della pandemia che sta mettendo in ginocchio il mondo intero. La mutazione, individuata nella sequenza genica di un campione virale estratto in India, è associata alla capacità del patogeno di legarsi al recettore ACE2 delle cellule umane attraverso la Proteina S (Spike), che il virus utilizza come un grimaldello per scardinare la parete cellulare, riversarsi all'interno e dare il via alla replicazione, il processo alla base dell'infezione (chiamata COVID-19). La mutazione, fortunatamente, sembra ridurre la capacità di legame del coronavirus con l'ACE2, dunque lo renderebbe meno infettivo, ma è ancora troppo presto per trarre conclusioni.

A rilevare la mutazione è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università di Murdoch, Australia, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della School of Chinese Medicine for Post-Baccalaureate presso l'Università I-Shou di Taiwan, della National Changhua University of Education, della Clinica Guo-Yuan e del Department of Primary Industry and Regional Development del Governo dell'Australia Occidentale. Gli scienziati, coordinati dal professor Yong Jia, docente presso il College of Science, Health, Engineering and Education dell'ateneo australiano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato le sequenze genetiche di 106 campioni del SARS- CoV -2 provenienti da tutto il mondo: 54 dagli Stati Uniti; 35 dalla Cina; 3 dalla Spagna; 2 dal Brasile e uno di diversi altri Paesi, comprese l'Italia e l'Australia.

Jia e colleghi hanno messo a confronto le sequenze genetiche del nuovo coronavirus con 39 del SARS-CoV responsabile della SARS (Severe acute respiratory syndrome, sindrome respiratoria acuta grave), infezione respiratoria che all'inizio degli anni 2000 provocò quasi 800 decessi in diversi Paesi. Gli scienziati hanno scoperto che il genoma del SARS-CoV-2 risulta molto più stabile – dunque muta più lentamente – rispetto a quello del SARS-CoV, entrambi betacoronavirus che condividono l'80 percento del profilo genetico. “Un genoma relativamente stabile di SARS- CoV -2 è una buona indicazione per il controllo dell'epidemia, poiché una minore mutazione aumenta la speranza di un rapido sviluppo di un vaccino e di farmaci antivirali”, hanno scritto gli scienziati nel proprio articolo, non ancora sottoposto a revisione tra pari e dunque da considerare assolutamente preliminare.

La mutazione significativa, come indicato, è stata rilevata in un campione virale proveniente dall'India, estratto lo scorso 27 gennaio. Benché la mutazione evidenzi una riduzione nella capacità di legame tra Proteina S e recettore ACE2, replicazione dopo replicazione questa modifica potrebbe rendere inefficace un potenziale vaccino, dato che molti di quelli candidati puntano proprio a colpire questo legame (che a causa delle mutazioni potrebbe non essere più “riconoscibile” dagli anticorpi). Gli autori dello studio ritengono tuttavia questa eventualità poco probabile. Fortunatamente, come specificato, il genoma del SARS-CoV-2 è molto stabile, e come sottolineato dal professor Kristian Andersen del prestigioso Scripps Research Institute, esso muta “dalle 8 alle 10 volte più lentamente del virus dell'influenza”. Ciò significa che dovremmo essere piuttosto sicuri dell'efficacia di un potenziale vaccino, che potrebbe essere pronto già alla fine di quest'anno o all'inizio del prossimo (benché l'OMS indichi in 12-18 mesi le tempistiche). I dettagli dello studio preliminare sono stati pubblicati nel database online BioRxiv.