Credit: Masha Netrebenko / Facebook
in foto: Credit: Masha Netrebenko / Facebook

Le autorità russe hanno deciso di liberare una decina di orche catturate e imprigionate illegalmente nella baia di Srednyaya, nei pressi della città di Nakhodka, tuttavia non le riporteranno nel proprio habitat originario, ma le rilasceranno nei pressi della struttura detentiva. Per gli scienziati coordinati dal dottor Vladislav Rozhnov, biologo ed ecologo marino dell'Istituto Severtsov, membro del consiglio creato ad hoc per determinare il destino dei cetacei, si tratta di una scelta sbagliata, che potrebbe mettere a repentaglio l'incolumità dei mammiferi marini e dei visitatori della baia e zone limitrofe (benché in natura non si siano mai registrati attacchi da parte delle orche, fondamentalmente dei grossi delfini).

I rischi. Rozhnov e colleghi hanno osservato alcuni comportamenti molto aggressivi negli animali; del resto sono stati rinchiusi a lungo in spazi angusti e affollatissimi, oltre che strappati con la forza dai propri gruppi sociali. Liberarli in questa stessa area potrebbe dunque comportare grossi problemi di stress, anche perché si troverebbero in un habitat completamente diverso da quello in cui sono stati catturati, il mare di Okhotsk, sito 1300 chilometri più a nord. Le autorità russe sono consce dei rischi, ma il trasporto di animali così grandi è troppo costoso e semplicemente non vogliono investire del denaro. “C'è il rischio che una volta liberi si avvicinino alle gabbie galleggianti in cui erano imprigionate e disturbino gli umani”, ha sottolineato Rozhnov. “La scienza fornisce raccomandazioni, ma la decisione è presa dalle autorità governative”, ha aggiunto lo studioso, che spera in una migrazione verso nord dei cetacei, una volta liberi. Le gabbie saranno aperte tra la fine di maggio e l'inizio di giugno.

Mercato nero. La prigione dei cetacei fu scoperta lo scorso anno nella baia di Srednyaya a Livadia, nei pressi della città di Nakhodka nella Russia sudorientale. Oltre alle orche vi si trovano anche 87 beluga (Delphinapterus leucas), le famose “balene bianche”, benché si tratti di cetacei odontoceti (con i denti) come i delfini. Il loro destino non è stato ancora deciso. Al momento gli studiosi stanno conducendo test del DNA per metterlo a confronto con quello noto di alcune popolazioni libere. È verosimile che la prigione sia stata creata per fornire i cetacei ai delfinari cinesi, un giro d'affari illegale di milioni e milioni di dollari. Le autorità russe hanno incriminato quattro società coinvolte nella cattura e nella detenzione degli sfortunati cetacei. La speranza è che una volta liberi riusciranno tutti a ricongiungersi con i propri gruppi di origine; si tratta infatti di animali estremamente sociali e intelligenti che soffrono per la separazione dal proprio pod (branco).