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Covid 19
7 Dicembre 2020
17:12

Solitudine e isolamento aumentano il rischio di morire degli anziani ricoverati per COVID

Analizzando i dati di 60 anziani ricoverati in reparti COVID (a bassa e media intensità) tra il 29 marzo e il 29 aprile di quest’anno presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Andrea di Roma, un team di geriatri ha determinato che la solitudine e l’isolamento hanno un impatto negativo sul decorso della malattia, catalizzando il rischio di morire per l’infezione. Pertanto si raccomandano contatti telefonici e videochiamate per non lasciare soli i pazienti.
A cura di Andrea Centini
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Un nuovo studio condotto da geriatri della S.I.G.G., la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, ha dimostrato che gli anziani ricoverati per coronavirus SARS-CoV-2 soli e in isolamento hanno un rischio di mortalità superiore rispetto a chi può contare su un po' di compagnia. Il dato è particolarmente significativo se si considera che è stato determinato analizzando il decorso della COVID-19 (l'infezione provocata dal patogeno emerso in Cina) in decine di anziani ricoverati in reparti a media e a bassa intensità, quindi al di fuori delle terapie intensive e sub-intensive, dove finiscono i pazienti che sviluppano i sintomi più severi della patologia, come una polmonite bilaterale interstiziale acuta o la sindrome da distress respiratorio acuto o ARDS. Queste ultime sono condizioni potenzialmente fatali per le quali può essere richiesta l'ossigenazione attraverso un casco C-PAP o l'intubazione. L'isolamento e la solitudine, in parole semplici, possono influenzare il decorso della malattia negli anziani.

Gli scienziati sono giunti alle loro conclusioni dopo aver seguito l'evoluzione della patologia in 60 pazienti con diagnosi di COVID-19, tutti ricoverati tra il 29 marzo e il 29 aprile di quest'anno presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria Sant'Andrea di Roma. “Il rischio di mortalità degli anziani è influenzato dalla solitudine e dall'isolamento, associati a una riduzione della durata della vita simile a quella provocata dal fumare 15 sigarette al giorno e superiore a quella associata all'obesità”, ha dichiarato all'ANSA il professor Raffaele Antonelli Incalzi, direttore e docente presso il Dipartimento di Medicina Interna dell'Università Campus Biomedico di Roma, direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Interna e presidente della S.I.G.G. “Questo rischio è ancora maggiore nei pazienti anziani con COVID-19 ricoverati, perché ai parenti è proibito andare a trovarli in ospedale”, ha aggiunto lo scienziato.

Alla luce di queste considerazioni, gli esperti sottolineano che è fondamentale restare in contatto telefonico con i pazienti anziani ricoverati per COVID-19, e sarebbe ancor più raccomandato sfruttare le nuove tecnologie per effettuare videochiamate, magari attraverso un tablet. In base ai dati rilevati da Antonelli Incalzi e colleghi, circa un quinto degli anziani non ha un telefono e dunque ha maggiori probabilità di restare isolato dopo un ricovero, e maggiore è l'età maggiore più alto è questo rischio. Le donne hanno il 10 percento di probabilità in meno di avere un telefono rispetto agli uomini, mentre il 16 percento dei pazienti non è in grado di usare il telefono se non viene aiutato. Le strutture sanitarie dovrebbero quindi dotarsi di tablet per permettere i collegamenti con parenti e amici e supportare chi non riesce a gestire le videochiamate da solo.

“Vietare le visite ha frenato la diffusione dell'infezione ma l'isolamento ha avuto effetti molto negativi sullo stato di salute fisico e mentale degli anziani”, ha affermato Antonelli Incalzi, per questo è doveroso fare il possibile per favorire i contatti con l'esterno. Lo studioso afferma che solitudine e isolamento non solo aggrediscono la salute mentale – un nuovo studio ha dimostrato che a causa della pandemia i soggetti a rischio hanno anche maggiori probabilità di sviluppare demenza -, ma dal punto di vista biologico incentivano “la produzione di molecole proinfiammatore e l'abbassamento delle difese immunitarie antivirali”, fattori che catalizzano il rischio di morire per l'infezione. Alcune strutture in Italia si stanno dotando di grandi teli di plastica per permettere gli abbracci con i visitatori, favorendo quel contatto fisico che abbiamo perduto a causa della pandemia, e la cui assenza è ancor più dolorosa per chi è stato contagiato ed è ricoverato in una struttura sanitaria. I dettagli dello studio sono stati presentati durante il 65mo Congresso nazionale della Società italiana di Gerontologia e Geriatria.

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