La polizia malese ha sequestrato 6 tonnellate di squame di pangolino nel trafficatissimo porto di Port Klang, non molto lontano dalla capitale Kuala Lumpur. Si tratta di uno dei sequestri più grandi di parti di questi splendidi mammiferi, minacciati di estinzione a causa della caccia spietata perpetrata dai trafficanti di animali selvatici. Le squame di pangolino, infatti, sono considerate un ingrediente “prezioso” – e dunque molto richiesto – per i preparati della medicina tradizionale asiatica, sebbene gli scienziati abbiano affermato più volte che non offrono alcun beneficio terapeutico.

Se già lo sterminio di così tanti animali in via di estinzione è un crimine da condannare fermamente, il massacro di pangolini risulta ancor più drammatico e pericoloso, nell'ottica della pandemia globale che stiamo vivendo. Si ritiene infatti che il coronavirus SARS-CoV-2, originariamente presente nei pipistrelli del genere Rinolophus, possa aver fatto il salto di specie all'uomo (tra il 20 e il 25 novembre dello scorso anno, secondo uno studio italiano) proprio passando attraverso il pangolino, la potenziale “specie serbatoio” intermedia. A suffragio di questa ipotesi, basti sapere che un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Joint Institute of Virology dell'Università Shantou e dell'Università di Hong Kong ha trovato coronavirus molto simili a quello responsabile della COVID-19 in campioni biologici di decine di pangolini del Borneo, sequestrati in operazioni anti-contrabbando degli scorsi anni. Gli scienziati raccomandano dunque di lasciare in pace pangolini, pipistrelli e gli altri animali selvatici nel proprio habitat naturale, non solo per un sacrosanto principio di conservazione della natura, ma perché portano naturalmente dei virus che, a causa delle mutazioni casuali, possono compiere il cosiddetto spillover, il salto di specie da animale a uomo, esattamente come avvenuto col coronavirus SARS-CoV-2.

Il sequestro di 6 tonnellate di squame dimostra quanto sia vasto e drammatico il traffico illecito, che oltre a condannare a indicibili sofferenze degli animali indifesi, mette a rischio l'intera umanità. Oltre alle squame di pangolino, le autorità malesi hanno sequestrato 2 tonnellate di avorio ottenuto da zanne di elefanti, anch'essi minacciati dai bracconieri senza scrupoli. La polizia ha arrestato due uomini legati al sequestro e smantellato un'intera organizzazione dedita al traffico di animali selvatici. Le squame di pangolino erano nascoste in un container di 6 metri, sotto decine di sacchi di anacardi (il carico ufficiale). Non è noto dove fossero dirette le squame, ma la Cina è considerata il principale mercato per questi "prodotti".