Per la COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2, non esistono ancora né un vaccino né una cura, e per trattare i pazienti si utilizzano protocolli basati su farmaci in cosiddetto uso “off-label” (fuori etichetta) e compassionevole, cioè pensati per il trattamento di altre patologie e/o ancora in sperimentazione. I medici possono tuttavia fare affidamento anche a un'altra procedura medica, la plasmaterapia, cioè l'infusione del plasma ricco di anticorpi (o immunoglobuline) sviluppati dai pazienti già guariti dall'infezione. La procedura, approvata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il trattamento di malattie infettive emergenti per le quali non si hanno armi specifiche a disposizione, viene già adottata in alcuni nosocomi italiani, come il Policlinico San Matteo di Pavia e l'Ospedale di Mantova, dove ha dato ottimi frutti. Recentemente, ad esempio, è guarita la ventottenne Pamela, la prima donna in dolce attesa a superare la patologia grazie alla plasmaterapia. Per capire come agisce esattamente il plasma dei guariti abbiamo intervistato il professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, Presidente Nazionale dell’A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) e Direttore Sanitario della Casa di Cura Ambrosiana SRL di Cesano Boscone. Ecco cosa ci ha raccontato.

Professor Pregliasco, innanzitutto le chiedo di spiegarci cos'è il plasma

Il plasma è la parte liquida del sangue. Se viene separata la parte corpuscolare, i globuli rossi, rimane il plasma. Se si tolgono poi le parti riguardanti la coagulazione si può ottenere il cosiddetto siero.

Perché è così prezioso?

All'interno del plasma ci sono le immunoglobuline, quelle dei cosiddetti test sierologici, che noi produciamo e che sono la nostra memoria immunitaria rispetto a una “fregatura” già subita. Il plasma necessita di un trattamento pre termico e di purificazione perché può ovviamente portare altre malattie. Ad esempio se uno è portatore di epatite b e c, quindi dobbiamo fare un'opera di purificazione.

Dunque come agisce la plasmaterapia?

Sostanzialmente è la cosiddetta immunoprofilassi passiva e storica. Un tempo si usavano addirittura le immunoglobuline del cavallo, però si facevano dei casini pazzeschi perché ovviamente quelle del cavallo non sono proprio compatibili. C'è la vaccinazione che è la cosiddetta immunoprofilassi attiva, cioè metto l'antigene e faccio sviluppare la risposta, mentre con l'immunoprofilassi passiva somministro degli anticorpi già pronti che hanno un'azione immediata, che cercano di bloccare lo sviluppo dell'infezione. È il meccanismo classico, facilitato, perché aumenta la quota di immunoglobuline che provano a neutralizzare il virus.

Ed è davvero efficace perché qualcuno sta guarendo

Certo. È storico, non è una cosa nuova per il COVID. Usiamo le immunoglobuline per il tetano, sistematicamente. Le immunoglobuline per l'epatite B. Quando ero giovane, adesso ho 70 anni, andava di moda anche fare delle immunoglobuline per iniezione ai bambini cosiddetti “linfatici”. Anni fa quando ero piccolo la capacità di purificazione e di eliminazione dei rischi infettivi era minore, quindi queste cose che avrebbero dovuto servire a fare del bene, proprio del bene a tutti non l'hanno fatto. Rimane sempre questo rischio, ma oggi c'è una grande capacità di purificazione. Quindi sostanzialmente questo è il meccanismo. Ovviamente è un trattamento provvisorio, perché queste immunoglobuline quando le si mette poi si degradano. Mentre la vaccinazione non serve subito ma nel lungo periodo. Le immunoglobuline servono immediatamente, ma poi bisogna continuare a rimetterle. Sul tetano, se uno si fa una ferita lacerocontusa, si somministrano le due cose: le immunoglobuline per dare la risposta immediata, e già che ci si trova si vaccina per dare una risposta successiva.

Dato che c'è scarsità di pazienti guariti da cui prendere queste immunoglobuline, è possibile sintetizzarne di identiche a quelle estratte dal plasma e ottenere un risultato analogo?

Ci sono i monoclonali, sì. Sono praticamente le immunoglobuline semi-sintetiche, monoclonali, prodotte con i meccanismi dell'ingegneria genetica usando modelli animali. Però bisogna conoscerle, perché non tutte sono neutralizzanti ed efficaci. Noi adesso prendiamo tutte le immunoglobuline e le spariamo dentro, perché sappiamo che un paziente appena guarito ha fatto tutto quello che serve per bloccare la malattia. Quando capiremo fra queste immunoglobuline qual è quella giusta, potremo anche usare quelle semi-sintetiche monoclonali.

Le immunoglobuline possono essere ottenute dal plasma di qualunque paziente guarito dal coronavirus?

Sì. È bene che abbia fatto una “bella” malattia – senza esagerare – e che sia riuscito a uscirne bene.

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