Un esemplare di fratino su una spiaggia. Credit: Andrea Centini
in foto: Un esemplare di fratino su una spiaggia. Credit: Andrea Centini

Quando l'epidemia di coronavirus SARS-CoV-2 ha iniziato a diffondersi a Wuhan, in Cina, sono diventate virali le immagini di uomini bardati da tute protettive e mezzi mentre spruzzavano sostanze disinfettanti su strade e marciapiedi, con l'obiettivo di sanificarle dalla possibile presenza del patogeno. Da allora il coronavirus è diventato pandemico, e a mesi di distanza dallo “spillover” (il salto di specie da animale all'uomo), nei vari Paesi si stanno ancora studiando metodi e protocolli per eliminare eventuali contaminazioni, anche nell'ambiente esterno. Tra i trattamenti più discussi vi sono le sanificazioni delle spiagge, interventi considerati da diversi esperti non solo inutili, ma anche dannosi per noi e per l'ambiente, a causa delle sostanze chimiche rilasciate.

In prima linea contro la sanificazione delle spiagge vi è il WWF, che in un comunicato esorta sindaci e presidenti di Regione a seguire le linee guida del Governo e delle autorità sanitarie nazionali, “evitando la disinfezione su larga scala degli ambienti naturali”. Nello specifico, l'organizzazione ambientalista punta il dito contro l'ipoclorito di sodio (NaClO), il sale di sodio dell'acido ipocloroso, principio attivo alla base di soluzioni disinfettanti (candeggina, varechina) ampiamente utilizzate nel contrasto al coronavirus. “L’uso dell’ipoclorito di sodio per la disinfezione delle spiagge (così come dei parchi, dei giardini, ville, prati fino al manto stradale in città) è una pratica da evitare in quanto la sua utilità ed efficacia non sono accertate, mentre sono ben evidenti i gravi impatti ambientali e sulla salute che questa sostanza può determinare”, sottolinea il WWF nel comunicato pubblicato sul proprio sito.

A suffragio dell'affermazione del WWF anche una recente indicazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nella pagina dedicata alle domande e risposte sul coronavirus, nella quale viene specificato che “negli spazi esterni non è raccomandata la nebulizzazione o la fumigazione su larga scala in aree come strade o mercati aperti per il virus SARS-CoV-2 o altri agenti patogeni”. “ “Strade e marciapiedi non sono considerati vie di infezione per la COVID-19”, aggiunge l'OMS. Il metodo principale di trasmissione del patogeno avviene attraverso il droplet, le goccioline espulse mentre parliamo, tossiamo e starnutiamo, oltre che toccandosi viso (occhi, bocca e naso) con le dita dopo essere entrati in contatto con una superficie contaminata. “I disinfettanti spray, anche all'aperto, possono essere nocivi per la salute delle persone e causare irritazione o danni agli occhi, alle vie respiratorie o alla pelle”, si specifica sul sito dell'OMS. “L'utilizzo di ipoclorito di sodio in presenza di materiali organici può dare origine a formazione di sottoprodotti volatili pericolosi quali clorammine e trialometani, molti dei quali noti per essere possibili cancerogeni per l’uomo”, afferma inoltre il WWF, che non esclude la possibilità che possano formarsi altri composti in grado di contaminare le falde acquifere.

L'inutilità di disinfettare luoghi all'aperto è legata anche alla presenza della sporcizia (come quella che si deposita su asfalto e marciapiedi), che rende inefficace l'attivazione del disinfettante. Ma anche in assenza di sporco "è improbabile che la spruzzatura chimica copra adeguatamente le superfici consentendo il tempo di contatto richiesto per inattivare i patogeni", ricorda l'OMS. Ciò lascia intendere che disinfettare una spiaggia sia un intervento assolutamente inutile in termini di prevenzione. A maggior ragione se si pensa che il virus potenzialmente presente in goccioline depositate sulla sabbia è esposto sia alle alte temperature della stagione (in grado di farle evaporare rapidamente) che ai raggi UV del sole, che come specifica il WWF sono ottimi virucidi.

Per quanto concerne i danni diretti sull'ambiente, le sostanze contenute nei disinfettanti possono alterare gli ecosistemi e avere un impatto significativo sulle forme di vita presenti sull'arenile, con “gravi danni alla biodiversità, sia per effetti acuti sia a lungo termine”, afferma il WWF. L'ipoclorito di sodio ha infatti un forte potere ossidante, e oltre a inattivare virus può uccidere spore, funghi e altri microorganismi, determinando disequilibri ecologici. Senza contare che un trattamento esteso porterebbe all'accumulo di principi attivi dagli effetti imprevedibili, oltre all'inalazione diretta da parte di numerosi animali, vertebrati e invertebrati.

Per via del lockdown che ha fatto “sparire” l'uomo dalle spiagge, molti uccelli hanno nidificato in spazi precedentemente preclusi; fra di essi vi è il minacciato fratino (Charadrius alexandrinus), balzato agli onori della cronaca nazionale per i concerti di Jovanotti. Il piccolo limicolo e altri animali potrebbero essere danneggiati da un tipo di sanificazione priva di riscontri scientifici oggettivi in termini di efficacia preventiva.

Un discorso diverso va fatto per gli oggetti che si usano normalmente in spiaggia, come sdraio, sedie e ombrelloni, che andrebbero regolarmente sanificati per evitare rischi di contagio, attraverso il contatto con superfici potenzialmente contaminate. Ciò è valido soprattutto per gli oggetti che vengono condivisi da più persone, ad esempio al cambio turno in uno stabilimento balneare. Una recente ricerca tedesca ha dimostrato che il rischio di contrarre il coronavirus in un luogo chiuso come un supermercato è molto basso; rispettando le disposizioni del governo su distanziamento sociale, igiene delle mani e mascherine, un contagio “ambientale” sulla spiaggia appare dunque particolarmente difficile, anche se naturalmente il rischio non deve essere mai sottostimato.