Il rischio di contrarre la COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2, risulta decisamente basso quando ci si reca a fare la spesa al supermercato, così come quando si entra in contatto con oggetti potenzialmente contaminati come maniglie delle porte, pulsanti degli ascensori, telefoni e via discorrendo. A dichiararlo durante un'intervista alla TV lussemburghese RTL è il professor Hendrik Streeck, tra i maggiori esperti di virologia in Germania e direttore dell'Istituto di virologia e ricerca sull'HIV dell'Università di Bonn. Il team guidato dal giovane scienziato è giunto a queste conclusioni dopo aver condotto accurate indagini nell'area attorno ad Heinsberg, una cittadina di circa 40mila abitanti della Renania Settentrionale-Vestfalia dove si trova uno dei principali focolai tedeschi di COVID-19.

Il professor Streeck, tra i primi ad annunciare la scoperta della perdita dell'olfatto (anosmia) e dell'alterazione del senso del gusto (disgeusia) tra i sintomi caratteristici dell'infezione, ha affermato che i rischi di contrarre la COVID-19 quando si va a fare shopping non sono significativi. Gli scienziati sono giunti a questa conclusione attraverso un certosino lavoro di squadra compiuto anche da decine studenti di medicina, che ha utilizzato Heisenberg e aree limitrofe come un enorme "laboratorio a cielo aperto", indagando a fondo non solo sulla rete dei contatti dei positivi, ma anche raccogliendo campioni da numerosi oggetti considerati sensibili. Incrociando tutti i dati è emerso che i contagi della zona sono avvenuti solo con contatti stretti e per un tempo sufficientemente lungo, come avvenuto nelle feste “dopo-sci” presso l'affollata località sciistica austriaca di Ischgl, dove tanti turisti tedeschi hanno contratto la malattia e poi l'hanno diffusa in patria. Il primo caso tedesco fu tuttavia quello di un ingegnere contagiato a Monaco di Baviera, contagiato da una donna d'affari di Shangai durante un viaggio di lavoro. Il caso, datato 24 gennaio, è assurto come il primo noto in Europa.

Lo scienziato ha dichiarato a RTL che la sua squadra ha raccolto campioni da maniglie delle porte, toilette, telefoni e altro ancora, "ma non è stato possibile coltivare il virus in laboratorio partendo dal materiale preso con quei tamponi". In pratica, la carica virale era talmente esigua che non ha permesso ai ricercatori di far replicare il virus in laboratorio. Per essere infettati, come spiegato a fanpage dal virologo Pregliasco, ci deve essere infatti una quantità sufficiente di virus, che non è stata rilevata sugli oggetti analizzati dalla squadra di Streeck. “Per contrarre effettivamente il virus in questo modo – spiega il virologo – sarebbe necessario che qualcuno tossisse nella sua mano, toccasse immediatamente la maniglia di una porta e poi subito dopo un'altra persona afferrasse la maniglia e continuasse a toccarsi il viso”. Per questo il suo gruppo di ricerca ritiene esigue le possibilità di trasmissione attraverso il contatto con le "cosiddette superfici contaminate".

Ciò, naturalmente, non deve assolutamente fare abbassare la guardia sotto il profilo dell'igiene delle mani e dell'uso dei dispositivi di protezione invididuale (DPI), come mascherine chirurgiche e guanti monouso, che se usati in modo corretto e da tutti possono avere un impatto positivo sulla diffusione dei contagi. Non a caso è molto probabile che saranno resi obbligatori durante la “Fase 2” dell'emergenza in Italia, che inizierà il prossimo 4 maggio.