Rappresentazione artistica dello sgancio di Philae da Rosetta, mentre il lander si dirige sulla Cometa
in foto: Rappresentazione artistica dello sgancio di Philae da Rosetta, mentre il lander si dirige sulla Cometa

Il silenzio del lander Philae, giunto nel novembre del 2014 sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko dopo essere stato sganciato dalla sonda Rosetta, dura ormai da parecchi mesi.

Sei mesi e poco più

Il suo atterraggio tormentato – come è noto – ha collocato il piccolo robot in una zona della cometa piuttosto oscura, dove è difficile far funzionare il sistema di pannelli fotovoltaici che ne avrebbero dovuto alimentare le strumentazioni; dopo le prime intense ore di lavoro, dunque, i contatti si interruppero già all'epoca.

Dopodiché, lo scorso 9 luglio, Philae ha deciso di farsi risentire: la nuova posizione della cometa ha consentito al lander di recuperare un po' di energia e, quindi, di inviare una ricchissima quantità di dati. In quell'occasione ci si illuse che le cose sarebbero proseguite per un bel po' ma, trascorsi i 12 minuti di contatto, Philae ha smesso di rispondere a Rosetta.

Un tentativo di movimento

Di fatto, quindi, le comunicazioni si sono interrotte già da sei mesi ma qualche giorno fa la sonda in orbita ha inviato al lander il comando di attivare la flywheel (la ruota di inerzia); l'ordine era partito dalla DLR di Colonia, dove lavora il gruppo responsabile delle attività di Philae.

Perché questa idea? Semplice: per cercare di smuovere una situazione e di migliorare le possibilità di comunicazione tra Rosetta e il suo lander. Si è così deciso di impartire il comando per mettere in movimento la ruota d'inerzia di bordo, uno strumento inizialmente pensato per la stabilizzazione di Philae durante la discesa che l'ha portato sulla cometa, sperando che questo potesse spostare lievemente il lander: solo che un'operazione del genere comporta dei rischi.

Possibili rischi per Philae

Gli effetti della messa in rotazione del dispositivo non sono del tutto prevedibili: il robot potrebbe essere sollevato, ritrovarsi in una posizione migliore per l'esposizione alla luce solare o, magari, essere scosso e ripulito dalla polvere depositata sui pannelli che limita l'assorbimento della radiazione. Ma potrebbero anche esserci degli effetti controproducenti e, visto il rischio, il comando è stato quindi impartito una sola volta, per evitare che Philae si ritrovasse ad eseguire l'operazione più di una volta.

E adesso?

Era il 10 di gennaio e da allora tutto tace. Ma c'è di peggio: la 67P/Churyumov-Gerasimenko si sta progressivamente allontanando dal Sole e questo sta facendo diminuire in maniera esponenziale le possibilità di una sua riattivazione. Dall'Agenzia Spaziale Italiana spiegano che «si stanno cioè raggiungendo le condizioni teoriche per cui nel luogo (sconosciuto) in cui Philae giace dal 12 novembre 2014 l’illuminazione sui pannelli solari non sia più in grado di fornire la potenza minima necessaria all'accensione del computer di bordo». Questo, in altre parole, significherebbe la fine sostanziale della missione.

In ogni caso c'è tempo fino al 21 gennaio perché Rosetta, in orbita attorno alla cometa, possa udire i segnali inviati da Philae; dopodiché l'orbiter cambierà posizione e non sarà più in grado di sentire eventualmente il lander. Nel frattempo, comunque, l'occhio di Rosetta, OSIRIS, è stato riprogrammato per scrutare nella regione dove si suppone che sia Philae e verificare se il comando sia stato eseguito.