Lunedì primo luglio il Giappone ha ripreso ufficialmente la caccia commerciale alle balene dopo 30 anni. Tutti i massacri perpetrati nelle ultime decadi, infatti, erano “coperti” dalla giustificazione della ricerca scientifica, considerata una scusa spudorata dalla comunità internazionale e dalle associazioni ambientaliste. Del resto la carne delle balene uccise finiva regolarmente nei supermercati e nei ristoranti, inoltre nessun articolo scientifico di valore è emerso dalle mattanze. Dopo l'abbandono della International Whaling Commission (Commissione internazionale per la caccia alle balene – IWC) avvenuta alla fine dello scorso anno, il Paese del Sol Levante aveva annunciato l'intenzione di riprendere la caccia commerciale, e ora l'ha messa in atto.

Baleniere in mare. All'alba del primo luglio una flotta di cinque baleniere armate di arpioni ha mollato gli ormeggi nel porto di Kushiro della Prefettura di Hokkaido, la grande isola nipponica sita a nord. Altre tre imbarcazioni specializzate nella cattura di cetacei misticeti sono partite da Shimonoseki (prefettura di Yamaguchi), nel Giappone sudorientale. Hanno l'obiettivo di uccidere fino a 227 balenottere entro la chiusura della stagione della caccia, prevista nel mese di dicembre. La quota stabilita dal ministero dell'Agricoltura, delle Foreste e della Pesca nipponico prevede l'uccisione di 52 balenotte minori (Balaenoptera bonaerensis/Balaenoptera acutorostrata), 150 balenottere di Bryde (Balaenoptera edeni) e 25 balenottere boreali (Balaenoptera borealis). Quest'ultima specie è minacciata di estinzione ed è classificata con codice EN (endangered, in pericolo) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Si stima che durante l'epoca della baleneria ne furono massacrati circa 250mila esemplari; oggi ne rimangono meno di un quinto.

La prima vittima. Durante l'uscita inaugurale delle navi baleniere è stata già uccisa la prima balena, una balenottera minore, la specie più colpita durante i massacri per “ricerca scientifica” nell'Oceano Antartico. Nelle fotografie disponibili si vede la carcassa del cetaceo misticete (che raggiunge i 10 metri di lunghezza massima) mentre viene imbracata e trasportata in un capannone del porto di Kushiro per la dissezione. Nelle immagini non si notano segni di arpione o ferite sulla testa o all'altezza del cuore; sono i punti in cui i balenieri dovrebbero colpire i cetacei per “ridurre” al minimo la loro sofferenza durante la cattura (gli arpioni sono dotati di testata esplosiva che dovrebbe uccidere istantaneamente gli animali). Purtroppo molto spesso ciò non avviene, e vengono inferte lacerazioni agghiaccianti ai mammiferi marini, che muoiono tra dolori atroci e soffocati dal loro stesso sangue. Un frammento dell'arpione sembra essere conficcato sul fianco della balenottera, più o meno a metà strada tra le pinne pettorali e la pinna caudale, all'altezza della cavità addominale; è molto probabile che la prima balenottera minore della "rinata" caccia commerciale nipponica abbia sofferto moltissimo prima di spirare.