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Il Giappone riprende la caccia commerciale alle balene dopo 30 anni: prima era “ricerca”

Dopo l’abbandono della Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC) avvenuta lo scorso anno, il Giappone riprenderà la caccia commerciale ai cetacei a partire dal primo luglio. Fino alla fine di agosto saranno uccisi zifidi (o “balene dal becco”) in acque territoriali nipponiche, poi le navi armate con gli arpioni punteranno le balenottere minori nella ZEE, ma non andranno nell’Oceano Antartico dove hanno condotto le ultime mattanze.
A cura di Andrea Centini
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A partire da lunedì primo luglio il Giappone riprenderà ufficialmente la caccia commerciale alle balene, dopo una pausa lunga trenta anni. È la diretta conseguenza dell'abbandono della International Whaling Commission (IWC), la Commissione internazionale per la caccia alle balene, che il Paese del Sol Levante ha deciso di lasciare lo scorso anno in seguito al respingimento della sua richiesta di riaprire legalmente la caccia ai cetacei, una pratica considerata barbara e anacronistica in quasi tutto il Pianeta (Islanda e Norvegia sono le uniche due nazioni che ad oggi praticano la caccia commerciale alle balene).

Ricerca scientifica. In realtà il Giappone non ha mai smesso di uccidere balene e altri cetacei. Dal 1986, da quando è entrata in vigore la moratoria della IWC, istituita per permettere ai grandi misticeti (come la balenottera azzurra e le balene franche) di riprendersi dopo le mattanze dell'epoca baleniera, si stima che ne abbia massacrati ben 32mila. Lo scorso anno, ad esempio, durante una delle spedizioni nell'Oceano Antartico hanno arpionato e ucciso 333 balenottere minori (Balaenopter acutorostrata), tra le quali 122 femmine incinte. Tutte le mattanze degli ultimi decenni sono state condotte con la giustificazione della “ricerca scientifica”, ritenuta una scusa ridicola sia da ricercatori che da associazioni animaliste e ambientaliste. Del resto la carne delle balenottere sacrificate "in nome della scienza" finiva regolarmente nei supermercati. Nel 2014 l'Australia ha denunciato il Giappone alla Corte Internazionale delle Nazioni Unite proprio per la farsa della ricerca scientifica, vincendo la causa. Si è probabilmente trattato della “scintilla” che ha spinto il Paese asiatico a staccarsi dalla IWC e fare di testa propria, dopo l'ultimo tentativo di perorare la causa della caccia lo scorso anno.

Nuove mattanze. In base a quanto riportato dai media nipponici, cinque navi di sei distinte compagnie baleniere salperanno il primo luglio dal porto di Kushiro (isola di Hokkaido, a nord del Giappone) per andare a cacciare zifidi al largo della città di Minamiboso, a sud di Tokyo. Gli zifidi, conosciuti volgarmente col nome comune di “balene dal becco”, sono cetacei odontoceti – con denti – che si immergono in acque profonde. Una specie, lo zifio (Ziphius cavirostris) vive anche nel Mar Mediterraneo. Le catture degli zifidi proseguiranno fino ad agosto in acque territoriali nipponiche, poi le navi baleniere si dirigeranno nella zona esclusiva economica (Zee) per andare a caccia di balenottere minori. Non sono note le quote di cetacei che verranno uccisi durante la prima stagione "ufficiale" di caccia commerciale. Il consumo di carne di balena in Giappone è letteralmente crollato rispetto agli anni '60 del secolo scorso, passando da 200mila tonnellate annue alle 5mila attuali; moltissime scorte restano invendute nei frigoriferi e in tantissimi non ne hanno mai consumata. Nonostante ciò, la baleneria continua ad essere un'industria ampiamente supportata dal governo.

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