I primi vaccini approvati contro il coronavirus SARS-CoV-2 sono stati il BNT162b2/tozinameran e l'mRNA-1273, messi a punto rispettivamente dal colosso farmaceutico Pfizer (in collaborazione con la società tedesca BioNTech) e dalla casa farmaceutica Moderna Inc. Entrambi condividono la medesima piattaforma tecnologica: sono infatti vaccini a RNA messaggero (mRNA), che una volta inoculati spingono le cellule umane (nello specifico i ribosomi) a produrre la proteina S o Spike del patogeno pandemico, innescando l'immunità. Sono i primi farmaci di questo genere a essere autorizzati per l'uso umano e tutti e due contengono nanoparticelle lipidiche di polietilenglicole, per contenere l'informazione genetica da presentare all'organismo. Proprio queste nanoparticelle sono considerate dagli esperti particolarmente reattogeniche, indicate come possibili responsabili delle reazioni avverse emerse durante gli studi clinici e la campagna vaccinale in corso. Fortunatamente il rischio di shock anafilattico (o anafilassi) resta comunque decisamente contenuto, e il tasso emerso da un nuovo studio è di appena 2,47 casi ogni 10mila soggetti vaccinati.

A determinare questa rassicurante incidenza è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati di vari dipartimenti del Massachusetts General Hospital di Boston, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Medicina d'urgenza e della Divisione di allergia e immunologia clinica del Brigham and Women's Hospital. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Kimberly Blumenthal, co-direttrice del programma di Epidemiologia clinica presso la Divisione di Reumatologia, Allergia e Immunologia del nosocomio statunitense, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i dati della campagna vaccinale interna, condotta su tutti gli operatori sanitari del “Mass General Brigham”. In totale sono stati vaccinati circa 60mila dipendenti delle diverse strutture associate, dei quali in 4mila avevano allergie significative agli alimenti e ai farmaci, come indicato in un comunicato stampa rilasciato dagli esperti.

La professoressa Blumenthal e i colleghi hanno analizzato i casi dei vaccinati con la prima dose tra il 16 dicembre 2020 e il 2 febbraio 2021: per tre giorni dopo la vaccinazione, tutti hanno compilato questionari, risposto a mail e a telefonate per indicare nel dettaglio le reazioni avverse sperimentate. Circa il 2 percento ha avuto reazioni allergiche, come eruzioni cutanee, prurito, orticaria, gonfiore e sintomi respiratori, ma il tasso di shock anafilattico – una reazione esagerata del sistema immunitario potenzialmente fatale, se non trattata – come indicato è stata di appena 2,47 casi ogni 10mila individui. Il tasso di incidenza rilevato risulta essere superiore a quello indicato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani, che si attesta tra 0,025 – 0,11 casi ogni 10.000 vaccinazioni, tuttavia è sempre estremamente basso e paragonabile a quello di altre “comuni esposizioni sanitarie”, come ad esempio le terapie antibiotiche.

Come indicato nello studio, dei 64.900 dipendenti che hanno ricevuto la prima dose di vaccino, nel 40 percento è stato somministrato quello di Pfizer-BioNTech, mentre nel restante 60 percento quello di Moderna. L'indagine sui sintomi è stata completata su circa 53mila operatori sanitari. Le reazioni allergiche acute sono state segnalate complessivamente da 1.365 dipendenti (2,10 percento), più frequentemente con il vaccino Moderna rispetto a quello di Pfizer-BioNTech (2,20 percento contro 1,95 percento). Per quanto concerne l'anafilassi, essa è stata confermata in 16 dipendenti (0,025 percento del totale): 7 casi si sono verificati dopo l'inoculazione del vaccino di Pfizer-BioNTech (0,027 percento) e 9 casi dopo quello di Moderna (0,023 percento). L'età media di coloro che hanno sperimentato anafilassi era di 41 anni e nella stragrande maggioranza dei casi si trattava di donne (94 percento). In 10 (63 percento) avevano una precedente storia di allergia, mentre in 5 (31 percento) avevano già sperimentato lo shock anafilattico. L'anafilassi, in media, si è presentata a 17 minuti dall'inoculazione: solo un paziente è stato ricoverato, mentre tutti gli altri sono stati trattati con adrenalina (tranne tre che non si sono fatti curare). Tutti sono perfettamente guariti.

“I vaccini COVID-19 a mRNA sono i primi vaccini del loro genere e hanno una notevole efficacia e sicurezza in tutte le popolazioni. È fondamentale avere informazioni accurate sulle reazioni allergiche a questi vaccini, non solo per la nostra situazione attuale, ma anche perché questa nuova piattaforma di vaccini è così importante per le future risposte pandemiche”, ha dichiarato la professoressa Blumenthal. I dettagli della ricerca “Acute Allergic Reactions to mRNA COVID-19 Vaccines” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of the American Medical Association (JAMA).