Come mostra la mappa interattiva messa a punto dall'Università Johns Hopkins, i casi accertati di nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2) sono ormai vicini ai 200.000, un numero che in realtà potrebbe essere già stato raggiunto, considerando che secondo un recente studio pubblicato su Science ci sarebbero dai 5 ai 10 casi non diagnosticati per ogni paziente confermato. Vista la costante diffusione della COVID-19 in oltre cento Paesi e i numeri in costante crescita, l'Organizzazione Mondiale della Sanità è stata costretta a dichiarare lo stato di pandemia, che diversi Paesi stanno provando a contrastare con il lockdown e altre misure draconiane. Mai come ora l'importanza di arrivare a un vaccino il più presto possibile per eradicarlo è diventata una questione fondamentale. Ma quanto tempo dovremo attendere per vederne uno? Ecco cosa sappiamo fino ad ora.

Quando sarà pronto un vaccino

Ci sono decine di laboratori e case farmaceutiche che stanno lavorando alacremente per mettere a punto il più velocemente possibile un vaccino, ma i tempi per vederne uno in commercio – come specificato dal Ministero della Salute – possono essere “relativamente lunghi”. Si stimano infatti 12-18 mesi, come riportato dal sito del ministero. Il motivo non è legato allo sviluppo della preparazione in sé; grazie alla sequenza genetica del patogeno rilasciata dai ricercatori cinesi alla fine di gennaio, infatti, diverse aziende sono già in fase molto avanzata nella messa a punto del vaccino candidato. Ciò che serve sono studi clinici in sequenza in grado di certificare la sicurezza e l'efficacia della preparazione. I primi studi clinici di fase I, che vedono coinvolte poche decine di pazienti, stanno partendo in questi giorni e serviranno a determinare l'assenza di gravi effetti collaterali; nei successivi di fase II parteciperanno centinaia di persone e si svolgeranno “sul campo”, in una zona dove circola la malattia. Saranno necessari per verificare l'efficacia del vaccino. Infine, negli studi clinici di fase III, il preparato verrà testato su migliaia di persone per suffragare i risultati degli studi di fase II. Tutti i partecipanti coinvolti saranno attentamente monitorati dai ricercatori, e solo dopo un'attenta analisi di 12/14 mesi si potranno trarre le conclusioni per portare in commercio il vaccino, che richiederà altri tempi burocratici e produttivi. Come specificato a fanpage dal professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso l'Università degli Studi di Milano, normalmente i tempi di sviluppo di un nuovo vaccino richiedono dai 6 agli 8 anni, ma in casi di straordinaria necessità come quella attuale possono essere accorciati sensibilmente. Non possono tuttavia essere tagliati di netto come avvenuto con l'Ebola, una malattia decisamente più letale e pericolosa della COVID-19.

I vaccini candidati sul campo

Il primo studio clinico di fase I su un vaccino candidato è già iniziato, e si conosce anche il nome della prima persona che si è sottoposta al pionieristico trattamento: si tratta di Jennifer Haller, manager 43enne di una società di biotecnologie, che si è fatta iniettare la preparazione presso il Kaiser Permanente Washington Research Institute. Il video dell'iniezione è stato diffuso sui social e la donna è stata subito acclamata come una "eroina". Nel corso della settimana verranno trattate altre 45 persone col vaccino sperimentale, e tutte saranno monitorate per un periodo di 14 mesi, durante il quale dovranno costantemente annotare malesseri, effetti collaterali e altre condizioni sperimentate. Al momento la donna riferisce di sentirsi perfettamente in salute. Il vaccino cui è stata sottoposta è uno dei più promettenti: basato sull'istruzione genetica del patogeno, il suo nome in codice è mRNA-1273 ed è stato sviluppato da scienziati della società di biotecnologie Moderna Inc. e dei National Institutes of Health (NIH) americani. È un tipo di preparazione chiamato “vaccino messaggero di RNA (mRNA) che “combina le proprietà immunologiche desiderate con un profilo di sicurezza eccezionale e la flessibilità non soddisfatta dai vaccini genetici”, come specificato dagli esperti. Anche la società tedesca CureVac sta sviluppando una preparazione di questo genere. La società Novavax sta invece mettendo a punto un vaccino ricombinante, legato all'estrazione del codice genetico della proteina spike del coronavirus (le spicole che permettono l'accesso alle cellule umane) e all'associazione al genoma di un batterio o un lievito, usato come "cavalli di troia" per determinare la risposta immunitaria. Altre società stanno invece utilizzando metodi più tradizionali, a partire dai dati dei vaccini che erano in lavorazione per la SARS e la MERS, due betacoronavirus molto simili al SARS-CoV-2. In particolar modo quello della SARS condivide dall'80 al 90 percento del proprio profilo genetico con quello del nuovo patogeno, dunque gli scienziati hanno un'ottima base di partenza. I lavori sui vaccini della SARS e della MERS furono accantonati poiché le epidemie furono contenute piuttosto rapidamente. Anche in Italia sono stati messi a punto due vaccini candidati che attendo l'ok alla sperimentazione. Qualunque sia la strategia adottata, come specificato da OMS, Ministero della Salute ed eminenti scienziati ci vorranno non meno di 12-18 mesi per vedere un vaccino pronto all'uso. La speranza è che le misure di contenimento adottate dai Paesi riescano ad arginare e magari eradicare il coronavirus prima di allora.