Le emissioni di una sostanza vietata in grado di distruggere l'ozono, il CFC-11 o triclorofluorometano, stanno misteriosamente aumentando da 5 anni perché qualcuno la sta producendo di nascosto. È giunto a questa conclusione un team di ricerca internazionale guidato dall'Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica (NOAA), l'agenzia federale statunitense che monitora costantemente la composizione dell'atmosfera. Gli studiosi, coordinati dal professor Stephen Montzka, ricercatore presso la Global monitoring division dell’Earth system research laboratory, hanno condotto le misurazioni dalla vetta del Mauna Loa alle Hawaii.

Secondo gli scienziati, le concentrazioni di CFC-11 rilevate non possono essere legate a vecchi stock di gas liberati nell'aria, come quelli contenuti nelle schiume isolanti di vecchi edifici o negli elettrodomestici datati (come frigoriferi e congelatori). Deve esserci una nuova, misteriosa fonte, della quale è stata individuata la probabile origine. “Le emissioni della sostanza chimica CFC-11 stanno aumentando di nuovo, e molto probabilmente provengono da una nuova produzione non dichiarata da una fonte non identificata in Asia orientale”, ha sottolineato il professor Montzka.

Il CFC-11, il secondo clorofluorocarburo più abbondante e inquinante per lo strato di ozono, è finito nel mirino degli scienziati nel 1987, quando fu dimostrato che queste sostanze sono in grado di erodere il preziosissimo ‘scudo' che ci protegge dalle letali radiazioni spaziali. Quell'anno fu firmato il Protocollo di Montreal, nel quale i Paesi di tutto il mondo presero l'impegno di ridurre la produzione di CFC fino a portarle a zero. Ed è ciò che è effettivamente avvenuto nel giro di alcuni anni. Grazie a questa virtuosa iniziativa globale, le concentrazioni di CFC-11 si sono ridotte significativamente e lo stanno facendo tuttora, tuttavia, a partire dal 2014 è stata registrata una frenata nella riduzione, segnale che qualcuno ha iniziato nuovamente a introdurre la sostanza in atmosfera, senza comunicarlo agli organi competenti.

Gli scienziati non sanno se il CFC-11 è stato prodotto inavvertitamente o consapevolmente, ma è necessario identificare e monitorare la nuova fonte al più presto. A causa di essa, infatti, il buco dell'ozono potrebbe recuperare con diversi anni di ritardo rispetto alla tabella di marcia stabilita. Grazie ai dati raccolti dallo strumento Microwave Limb Sounder (MLS) equipaggiato a bordo del satellite Aura, la NASA ha recentemente annunciato che il divieto ai CFC sta funzionando egregiamente, ma a quanto pare qualcuno ha deciso di remare contro e di nascosto. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.