tasche vuote cover

Uno studio coordinato dall'Imperial College di Londra e finanziato dalla Commissione Europea, ha determinato che il basso livello di istruzione e la povertà rappresentano un fattore di rischio determinante sull'aspettativa di vita, dato che impattano sul tasso di mortalità in modo non dissimile da quelli conclamati, ovvero inattività fisica, vizio del fumo, obesità, ipertensione, diabete e consumo sconsiderato di alcol. In base ai dati estrapolati dall'indagine multi-coorte, che ha coinvolto 1,7 milioni di uomini e donne provenienti da Italia, Svizzera, Portogallo, Stati Uniti d'America, Francia, Australia e Gran Bretagna, è emerso che una scarsa condizione socioeconomica può togliere fino a due anni di vita, inoltre il rischio di mortalità precoce risulta del 46 percento superiore rispetto a quello dei soggetti benestanti e ricchi. Il dato è emblematico, considerando che il vizio del fumo e il diabete rosicchiano rispettivamente 4,8 e 3,9 anni all'aspettativa di vita.

Altri studi avevano già confermato che il reddito, il livello di istruzione e l'occupazione possono giocare un ruolo importante su salute e longevità, tuttavia è la prima volta che la condizione socioeconomica viene messa a confronto con i grandi fattori di rischio del cosiddetto “25 x 25”, il programma dell'Organizzazione Mondiale della Sanità messo a punto per abbattere entro il 2025 del 25 percento la mortalità precoce a causa di malattie non trasmissibili. L'aumento del tasso di mortalità è stato riscontrato sia quando lo status socioeconomico è stato preso come fattore indipendente, sia quando posto in correlazione con gli altri.

Gli autori principali dello studio, la dottoressa Silvia Stringhini del Losanna University Hospital (Svizzera) e il professor Paolo Vineis del consorzio Lifepath, hanno sottolineato che le condizioni socioeconomiche dovrebbero essere incluse nelle politiche sanitarie, specificando inoltre che risulta fondamentale intervenire su educazione e sensibilizzazione a tutti i livelli. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica The Lancet.

[Foto di shuldnerhilfe]