Il periodo di incubazione del coronavirus SARS-CoV-2, cioè l'intervallo di tempo che intercorre tra l'esposizione al patogeno e l'emersione dei sintomi, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Ministero della Salute dura in media 4-5 giorni, ma la ‘forchetta' spazia dai 2 a un massimo di 14 giorni. Sulla scorta di questo dato, in Italia e in altri Paesi è stato deciso che la quarantena di una persona che ha avuto un contatto con un positivo deve essere proprio di 14 giorni. L'isolamento di due settimane è stato previsto anche per pazienti asintomatici e sintomatici contagiati dal virus, che poi devono essere sottoposti a un doppio tampone per accertare l'eventuale negativizzazione. Questa è stata la prassi fino ad oggi. Il Comitato Tecnico Scientifico (CTS), in vista del nuovo DPCM che sarà adottato attorno alla metà di ottobre, per contrastare la seconda ondata della pandemia ha deciso di ritenere sufficiente una quarantena a 10 giorni e l'esito di un singolo tampone.

“In coerenza con le linee guida internazionali e adottando il principio di massima cautela”, specifica il CTS, è emersa “l'esigenza di aggiornare il percorso diagnostico per l'identificazione dei casi positivi così come la tempestiva restituzione al contesto sociale dei soggetti diagnosticamente guariti”. Gli esperti hanno così “ridefinito i criteri dell'isolamento fiduciario dei contatti stretti dei casi confermati positivi al virus Sars-CoV-2”. In parole semplici, analizzando l'andamento delle infezioni e tenendo presente il grande numero di persone che rischia di restare bloccato a casa nelle prossime settimane proprio a causa del contatto con un positivo, il Comitato Tecnico Scientifico ha ritenuto di rivedere le rigide norme della prima fase della pandemia e di ‘ammorbidirle'. In pratica, si è cercato di trovare il corretto equilibrio tra precauzione sanitaria e limitazioni alle libertà personali.

Nel dettaglio, come indicato, la revisione del CTS prevede che un paziente trovato positivo deve restare in isolamento per 10 dieci giorni ed essere sottoposto a un solo tampone molecolare al termine della quarantena; se risulterà negativo, potrà rientrare in comunità. Per i sintomatici la durata della quarantena è di almeno 10 giorni, ma gli ultimi 3 devono essere in totale di assenza di sintomi, altrimenti il periodo di isolamento sarà più lungo. Per gli asintomatici che continuano a risultare positivi, il periodo massimo di isolamento è di 21 giorni, anche se il secondo tampone dovesse risultare positivo. Questo perché gli esperti ritengono che la carica virale dopo 3 settimane sia bassissima e dunque non c'è più il rischio di diffondere il virus. Infine i contatti stretti con un positivo; come indicato, saranno sottoposti a isolamento fiduciario per 10 giorni, con annessi test (antigenico e molecolare) per rilevare l'eventuale positività.

A sottolineare che 10 giorni di quarantena sono sufficienti è Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e consulente del ministro della Salute Roberto Speranza. In un'intervista a SkyTG24 ha affermato che “sulla base delle evidenze scientifiche di questo momento particolare, la quarantena secondo noi può essere ridotta a dieci giorni come si fa in Germania, con un tampone invece di due tamponi. È qualcosa che stiamo consigliando come consiglieri scientifici del ministro Speranza”. In Germania le misure sono un po' più lasse poiché il tampone è obbligatorio solo per chi ha sperimentato sintomi severi, mentre in Italia andrà fatto sempre e comunque al termine dei 10 giorni. In Francia la quarantena è stata ridotta persino a sette giorni, e come sottolineato a fanpage dall'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa e coordinatore scientifico della task force della Regione Puglia per l'emergenza COVID-19, tale soluzione è stata presa in considerazione e già attuata in ambito sanitario. “Ridurre la quarantena può avere un senso, però attenzione, la quarantena si interrompe con un tampone negativo, non senza tampone. Questa misura della riduzione a sette giorni l'abbiamo già fatta, per esempio per gli operatori sanitari”, ha dichiarato lo scienziato. “Quando c'era un operatore sanitario che doveva rientrare in servizio – altrimenti si bloccava l'assistenza -, se era asintomatico noi dopo sette giorni facevamo il tampone, e se il tampone risultava negativo si faceva rientrare in servizio. Quindi è una procedura che è stata portata avanti anche in Italia in diverse Regioni. Accorciare tout court la quarantena e mandare in giro persone asintomatiche dopo sette giorni in una fase di forte circolazione del virus, oggettivamente, potrebbe essere un rischio. Con il tampone si abbatte di molto la probabilità. Dopo sette giorni se uno ha l'infezione la probabilità che il tampone sia positivo è alta”, ha concluso Lopalco. Insomma, ci sono tutte le condizioni affinché una riduzione della quarantena a 10 giorni proposta dal CTS non determini alcun rischio per la comunità.