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Perché quando ti svegli alle 3 del mattino sei assalito da ansia e preoccupazione

I risvegli notturni sono notoriamente fastidiosi e debilitanti, soprattutto se ripetuti nel tempo a causa di un periodo particolarmente stressante. Svegliarsi nella seconda parte della notte, tipicamente attorno alle 3, può inoltre trasformarsi in un vero e proprio incubo a occhi aperti, poiché ci getta in un significativo stato di angoscia, stress e preoccupazione, in cui tutti i problemi sembrano irrisolvibili. Ecco perché possiamo sperimentare questo particolare stato mentale, che fortunatamente svanisce al mattino.
A cura di Andrea Centini
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Svegliarsi di soprassalto nel cuore della notte non è piacevole per molteplici ragioni. Spesso si ha difficoltà a riprendere sonno e si tira dritto fino al mattino, con tutte le conseguenze del caso sulla lucidità nel corso della giornata. Ma c'è una motivo in particolare che rende i risvegli notturni particolarmente detestabili, soprattutto quelli che si concentrano poche ore prima della sveglia, tipicamente attorno alle 03:00. In questo frangente, se prendiamo piena consapevolezza di noi stessi, veniamo solitamente assaliti da ansia, preoccupazioni, brutti pensieri sulla nostra autostima e sulla capacità di risolvere i diversi problemi che ci si parano innanzi, tutti apparentemente irrisolvibili e che per questo ci gettano in un turbinio di irrequietezza e sofferenza. Poi, quasi magicamente, al mattino, mentre sorseggiamo un caffè e ci prepariamo ad affrontare una nuova giornata, quel muro invalicabile di emozioni negative svanisce e con esse l'angoscia. Tutti (o quasi) i problemi che ci facevano dannare qualche ora prima diventano affrontabili. Ci sentiamo in uno stato mentale completamente differente. Com'è possibile?

A spiegarlo nel dettaglio in un articolo su The Conversation il professor Greg Murray, docente e direttore presso il Centro di Salute Mentale dell'Università della Tecnologia Swimburne di Melbourne (Australia). Lo scienziato è un ricercatore in Psicologia specializzato nei campi dell'umore, del sonno e dei ritmi circadiani, il cosiddetto “orologio biologico” che in base alla variazione di determinati ormoni e altre variazioni fisiologiche regola il ritmo sonno – veglia e altri processi del nostro organismo. Lo studioso sottolinea che durante il sonno di una notte tipica “la nostra neurobiologia raggiunge un punto di svolta attorno alle 3 o alle 4 del mattino”, proprio il momento in cui, se dovessimo svegliarci, andremmo incontro a un treno di brutte emozioni e sensazioni. In questa fase, spiega il professor Murray, la temperatura del nostro corpo inizia ad aumentare, la secrezione della melatonina – l'ormone del sonno – ha raggiunto il suo apice, i livelli di cortisolo aumentano e il sonno inizia a diminuire. In parole semplici, l'organismo ci sta preparando al risveglio che si verificherà fra qualche ora. Lo studioso spiega che tutto questo avviene indipendentemente da ciò che sta accadendo all'esterno, proprio perché, essendo noi animali diurni, il nostro organismo è “calibrato” in modo automatico all'alternarsi del giorno e della notte.

Lo scienziato afferma che di notte, e in particolar modo nella seconda parte, ci svegliamo diverse volte, solo che non ne siamo pienamente consapevoli. Se tuttavia siamo abbastanza stressati e il nostro sonno è tormentato – come sta accadendo a tantissime persone a causa delle conseguenze della pandemia di COVID-19 – allora un risveglio con piena consapevolezza di sé può verificarsi. Con tutto il carico di ansia e preoccupazioni di cui sopra. Il professor Murray spiega che in quel momento siamo travolti dalle emozioni negative poiché sia dal punto vista fisico che cognitivo siamo praticamente nudi, al punto più basso dell'intera giornata. Del resto siamo ancora nella fase del recupero delle energie, anche di quelle emotive. In quei frangenti, soli nel letto, siamo spogliati dei nostri contatti sociali, della capacità di coping (l'insieme di facoltà cognitive che ci aiutano ad affrontare situazioni stressanti) e di tutte le competenze accumulate. La mente, in pratica, affronta i pensieri con armi spuntate e sembra che ogni problema non abbia una soluzione a portata di mano. A quell'ora, anche se ci impegnano mentalmente a risolvere le difficoltà, in realtà non otteniamo una soluzione, ma quello che Murray chiama “il gemello malvagio” della soluzione dei problemi, ovvero la preoccupazione. “La preoccupazione è identificare un problema, rimuginare sul peggior risultato possibile e trascurare le risorse che vorremmo sfruttare se il risultato non desiderato dovesse verificarsi effettivamente”, scrive lo scienziato su The Conversation. Questo ci porta inevitabilmente a pensare al passato con rimpianto e al futuro con paura e incertezza, trasformando il risveglio notturno in incubo a occhi aperti.

Per evitare di vivere questa esperienza lo scienziato consiglia di concentrarsi sul respiro, o meglio, sul suono del respiro, che diventa più evidente usando tappi alle orecchie. È un tipo di meditazione che dovrebbe aiutare a scacciare i cattivi pensieri dalla testa, tuttavia se non dovesse funzionare il professor Murray consiglia di accendere la luce (debole, quella di una lampada) e leggere un libro. Naturalmente, qualora la situazione dovesse ripetersi nel tempo, è doveroso rivolgersi agli specialisti in psicologia e terapia comportamentale, che possono fornire consigli e supporto per i disturbi del sonno.

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