Da quando la pandemia di coronavirus ha iniziato a diffondersi nel nostro Paese, facendo emergere i primi casi in Lombardia alla fine di febbraio, ogni giorno veniamo letteralmente “bombardati” da un fiume di notizie poco rassicuranti sul numero di contagi e decessi, sull'aggressività del virus e sui tempi lunghi che ci vorranno per lo sviluppo di un vaccino (dai 12 ai 18 mesi, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità). A questo tsunami di notizie angoscianti si aggiungono gli effetti negativi delle misure di contenimento introdotte dal governo per spezzare la catena dei contagi della COVID-19, l'infezione scatenata dal virus. Fra essi figurano sintomi da stress post-traumatico, rabbia e confusione, come evidenziato da uno studio del King’s College di Londra pubblicato sull'autorevole rivista scientifica The Lancet.

Alla luce di questa situazione, che all'isolamento sociale e al rischio sanitario si accompagna anche al pensiero del disastro economico, è naturale che moltissime persone stiano sperimentando stress, ansia, agitazione e in alcuni casi vera e propria depressione, che hanno effetti estremamente negativi sulla qualità del sonno e su ciò che sogniamo di notte. Insomma, se in queste settimane di lockdown state sperimentando un incubo dietro l'altro, dormite poco e male, non c'è assolutamente nulla di cui stupirsi. A sottolinearlo in un'intervista a IFLScience è stata la professoressa Roxanne J Prichard, docente di Neuroscienze e Psicologia presso l'Università di Saint Thomas (Minnesota) e direttore scientifico al Center for College Sleep, istituto specializzato nello studio dei disturbi del sonno. “Lo stress può rendere più difficile dormire a sufficienza, e non dormire a sufficienza ti fa vivere lo stress più intensamente”, ha dichiarato la specialista. La colpa è del turbinio di preoccupazioni che vortica nella nostra mente, erodendo la nostra capacità di riposare nel miglior modo possibile. La ragione, spiega la scienziata, è semplice: “In realtà è un adattamento evolutivo. Non vorresti dormire per 10 ore consecutive se ti trovassi in una zona di guerra o in un'area con un gran numero di predatori notturni”. In pratica, il nostro cervello risponde allo stress mantenendoci più svegli e vigili, per prepararci a una eventuale “fuga”.

Ma come specificato da IFLScience, il coronavirus SARS-CoV-2, è un patogeno invisibile che serpeggia in tutto il mondo, e di certo non gli si può sfuggire come si farebbe da un branco di leoni affamati, o da un intenso bombardamento. Questa situazione ci fa sentire ancora più “braccati” e angosciati, dando vita alla pioggia di brutti sogni. Lo stress, spiega la professoressa Prichard, può rendere più difficile addormentarsi all'inizio, proprio perché siamo impegnati a rimuginare sulle notizie negative accumulate giorno dopo giorno. Inoltre, poiché tendiamo a svegliarci più volte nel corso della notte, ciò spezza il naturale ciclo del sonno, aumentando la frequenza dei sogni e la loro vividezza, perché i continui risvegli ci aiutano a “fissarli” meglio nella memoria. "Nelle notti in cui alternerai il sonno REM e i risvegli, piuttosto che REM e NREM (le tre fasi non REM), ricorderai di più i tuoi sogni e descriverai il sonno come molto più irrequieto. Poiché il contenuto dei sogni è spesso intriso di emozioni negative, ciò può riflettersi sulla giornata seguente e influire sull'umore", ha dichiarato la professoressa Prichard.

Per far fronte alle preoccupazioni c'è chi si butta sull'alcol, ma contrariamente a quanto in molti possano pensare, queste bevande non ci fanno affatto dormire meglio. Anzi. Alla luce di queste considerazioni, e poiché il sonno è fondamentale per il nostro benessere fisico e mentale, così come la dieta e l'attività fisica, è necessario prendere tutte le precauzioni possibili per conciliarlo, evitando ad esempio di fare tardissimo davanti al televisore o al computer, aiutandosi con la meditazione e un'alimentazione equilibrata.