Quando emerge una nuova patologia infettiva come la COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2, all'inizio dell'epidemia/pandemia gli epidemiologi tengono traccia di un parametro molto importante, il cosiddetto “numero di riproduzione di base” o fattore R0 (erre con zero), ovvero il numero medio di infezioni secondarie prodotto da ciascun individuo contagiato in una popolazione completamente suscettibile, come sottolineato dall'Istituto Superiore di Sanità. In parole semplici, se l'indice R0 è pari a 2, vuol dire che una persona infettata dalla malattia X contagia in media altre due persone. L'indice di trasmissibilità Rt (erre con ti) è analogo all'R0, ma con una sostanziale differenza: è infatti legato alla situazione contingente ed è strettamente connesso alle misure di contenimento introdotte per spezzare la catena dei contagi, come indossare le mascherine, il distanziamento sociale e via discorrendo. È per questa ragione che in questa fase della pandemia di SARS-CoV-2 si tiene traccia dell'Rt, che per sua natura varia continuamente nel tempo. La diffusione del virus è ritenuta "sotto controllo" quando l'Rt è sotto il valore di 1, e gli ultimi dati dell'Istituto Superiore di Sanità indicano per l'Italia un Rt pari a 1,18, poco al di sopra della suddetta soglia. Gli scienziati dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), tuttavia, hanno ottenuto un Rt pari a 3, decisamente superiore e dunque apparentemente più preoccupante. Il valore è riportato sul sito CovidStat, un progetto messo a punto dal “Gruppo di Lavoro CovidStat INFN” basato su un'analisi statistica dei dati forniti ogni giorno dalla Protezione Civile. Per comprendere la natura di questa differenza con il dato dell'ISS abbiamo contattato il professor Mauro Mezzetto, fisico dell'INFN che sta curando il progetto CovidStat. Ecco cosa ci ha raccontato.

Professor Mezzetto, il valore di Rt calcolato dal gruppo di lavoro dell'INFN è più elevato rispetto a quello diffuso dall'Istituto Superiore della Sanità. Da cosa deriva questa differenza? E cosa comporta?

Innanzitutto mi faccia dire che non siamo stati noi a “gridare all'allarme”, e a sollevare questo problema. È stato sollevato da persone esterne che hanno visto la discrepanza e ci hanno chiesto ragione, come sta facendo lei. Noi non abbiamo proprio alcuna intenzione di creare allarmismo. Noi il nostro Rt lo calcoliamo con i valori che mette a disposizione la Protezione Civile ogni giorno, e quindi gli ‘ingredienti' sono i nuovi positivi, i guariti e i deceduti. L'Istituto Superiore di Sanità ha a disposizione un'informazione più completa. Nell'ultimo bollettino, che mi pare sia del primo settembre, loro spiegano che non prendono tutti i positivi, prendono solamente i sintomatici, e proprio perché sono sintomatici conoscono la data in cui i sintomatici sviluppano i primi sintomi. Hanno una data più precisa o comunque più vicina al vero giorno del contagio. È importante conoscerla in modo preciso per calcolare correttamente Rt. Quindi loro hanno un'informazione più raffinata e fanno un calcolo con queste informazioni.

Dunque la discrepanza è legata alla data e non all'inclusione degli asintomatici?

Adesso i valori differiscono di un fattore 2 proprio perché Rt sta cambiando abbastanza velocemente nel tempo, e quindi fare una correzione sul tempo del contagio è importante. In linea di principio uno può prendere un sotto-campione e deve sempre trovare lo stesso valore di Rt. L'unica differenza potrebbe essere che i sintomatici sono più o meno contagiosi degli asintomatici. Ma a parte questo effetto, secondo me fa una grossa differenza la fa la data del contagio. Ma soprattutto, è vero che noi troviamo un valore di 3, ma è anche vero che noi a marzo trovavamo un valore fra 10 e 12, mentre l'Istituto Superiore di Sanità all'epoca non trovava 10-12, trovava 3 o 4. Quindi diciamo, in relazione a periodi diversi, il rapporto di oggi con marzo è sempre quello: siamo quattro volte più bassi. E quindi non è che il nostro dato è allarmante, stiamo dicendo che rapportato a marzo la situazione è quattro volte meno grave dal punto di vista di Rt. E lo stesso rapporto circa lo trova l'Istituto Superiore di Sanità.

Dunque qual è ruolo degli asintomatici, anche tenendo presente che in parte sono “pre-sintomatici” che svilupperanno sintomi?

Soprattutto adesso, fra tutti quelli che stanno testando perché ad esempio scendono dall'aereo, il 99% è asintomatico e resta asintomatico. Il campione che stiamo testando, anzi, che sta testando l'Istituto Superiore di Sanità, ha un grosso contenuto di asintomatici. Loro dicono che in questo momento i sintomatici sono il 26 percento del campione totale. Tutto il resto sono asintomatici. Loro controllano molto i viaggiatori e tutti i contatti di quelli che hanno presentato sintomi, quindi testano un sacco di persone per controllare se sono state contagiate e il grosso risulta asintomatico. È una situazione completamente diversa rispetto a marzo, quando la percentuale di sintomatici era altissima, perché i tamponi venivano fatti solo ai sintomatici. La situazione è sicuramente estremamente migliore rispetto a marzo. Non che non sia preoccupante, ma è molto diversa. Loro stanno testando a caso 100mila persone al giorno e la percentuale di tamponi positivi è dell'1 – 1,5 percento, e questo significa che il virus non è così diffuso. Anzi, è molto meglio che i tamponi vengano usati sugli asintomatici perché vuol dire che stiamo tracciando i contagi, più che difendendoci da un attacco virulento, o da un'ondata di persone che va disperata al pronto soccorso perché ha i sintomi. Siamo in una situazione molto, molto più tranquilla, anche se è vero che i contagi stanno aumentando.

Ma questo Rt con un valore di 3 che avete riscontrato balza comunque parecchio all'occhio

Salta all'occhio, è vero, noi diamo un valore che è doppio di quello dell'Istituto Superiore di Sanità. Noi adesso li abbiamo contattati proprio perché vogliamo chiarire anche con loro quali sono le differenze. Siamo sicuri che il nostro metodo è più ‘rozzo', perché non abbiamo la stessa qualità dei dati da cui partire, però noi usiamo quelli che sono disponibili al pubblico, gli unici che possiamo usare se volessimo calcolare Rt anche in Francia, Germania, Spagna e via discorrendo. È un metodo più ‘rozzo' ma ha il pregio di poter essere uguale in tutti i Paesi del mondo. È stato molto interessante valutare l'evoluzione di R con t nei vari Paesi perché ha avuto delle dinamiche veramente strane. Se va sul sito Covidstat trova Rt per non dico tutti i Paesi del mondo ma di 50-60, alcuni li aggreghiamo. Usando lo stesso metodo per tutti i Paesi dovremmo trovare dei dati omogenei.

Cosa mi può dire sul caso della Francia, che preoccupa molto gli esperti?

Per noi la Francia in questo momento ha un Rt sopra il 10. La Francia in questo momento è più avanti di noi, nel senso che la curva da loro stava discendendo come da noi, ma noi siamo discesi fino alla fine di giugno, e poi abbiamo cominciato a risalire. Loro hanno iniziato a risalire già dai primi di giugno, in anticipo di un mese. Sono partiti da più in alto e un mese prima, quindi sono cresciuti a ottomila casi al giorno. Se noi continuassimo come stiamo andando adesso per un altro mese, non dico che arriveremo a ottomila casi, ma a quattro-cinquemila sì. Quindi qualcosa bisognerà fare per evitarlo.

In Francia hanno comunque misure di contenimento più blande rispetto alle nostre

Guardi, noi a Fisica siamo tutti in smart working. Noi e gli universitari, diciamo, in Italia stiamo molto a casa. In Francia devono andare a lavoro, e possono stare a casa solo se hanno una forte giustificazione. Già solo da questo si capisce che la Francia ha un atteggiamento molto diverso. Sul COVID non si può scherzare per niente.

Quali sono stati i Paesi che l'hanno sorpresa di più sotto il profilo dell'indice Rt?

R con t è un parametro molto strano. Per esempio, in Corea hanno pochi contagi in assoluto, ma hanno un R con t alto. Perché con pochi contagi, anche piccole differenze – diciamo cento casi al giorno – fanno un Rt alto, perché fanno cento casi partendo da zero. La Corea che era un modello per tutti perché aveva combattuto il virus nel migliore dei modi, con i mezzi tecnologicamente più avanzati eccetera eccetera, in realtà ha avuto anch'essa una seconda ondata di proporzioni significative. La stessa cosa il Giappone. Ha avuto una seconda ondata più grave della prima, e anche il Giappone era indicato come modello perché partono dalla cultura di indossare la mascherina da sempre, non si toccano neanche a morire, viaggiano distanziati – tranne che in metropolitana a Tokyo – eccetera. Sembrava fossero un modello, e invece hanno avuto una seconda ondata peggiore della prima, anche se i loro numeri sono più bassi dei nostri. Quindi abbiamo visto nazioni che sembravano molto virtuose che in realtà stanno soffrendo. Anche Israele, avendo l'esercito e il Mossad che controllava i contagi sembrava “fortissimo”, adesso sono il primo Paese al mondo per numero di casi in proporzione al numero di abitanti.

Qual è la situazione che la preoccupa di più?

A febbraio c'era il virus solo in Cina e in numeri assoluti neanche sembrava fosse questa grande cosa, ma è stato sufficiente per portare il virus in tutto il mondo. Noi adesso siamo circondati da Paesi che stanno peggio di noi, onestamente l'Italia è in assoluto uno dei Paesi che sta meglio. In questo momento, nonostante la ripartenza, noi stiamo meglio dell'Austria, della Svizzera, della Francia, dell'Inghilterra, della Spagna. E siamo alla pari della Germania. Però essendo circondati da Paesi che hanno un contagio peggiore speriamo di limitarlo. È comunque vero che rispetto a marzo stanno affrontando il contagio molto, ma molto meglio. Si fanno più tamponi, gli ospedali non si fanno inondare dai contagi, non ci sono più i pronto soccorso che diffondono il virus. Tendiamo a criticare noi stessi, ma nel panorama internazionale è da qualche mese che l'Italia è tra Paesi più virtuosi. Noi abbiamo avuto un lockdown più duro degli altri, lo abbiamo tenuto più lungo, però questo alla fine ha pagato, è inutile nasconderselo. Ha pagato perché adesso stiamo meglio.

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