Il vaccino anti COVID di AstraZeneca, cui è stato recentemente assegnato il nuovo nome di Vaxzevria, continua ad avere un percorso piuttosto tormentato in seno alla campagna vaccinale globale, pur essendo stato dichiarato “sicuro ed efficace” dal Comitato per la sicurezza dell’EMA (il PRAC) durante la conferenza stampa dello scorso 18 marzo. Il Ministero della Salute tedesco ha infatti deciso di sospendere la somministrazione del farmaco a tutti i soggetti con un'età inferiore ai 60 anni (il distretto di Euskirchen, nel Nord Reno-Westfalia, lo aveva già sospeso per le donne al di sotto dei 55 anni). Paesi come Norvegia e Danimarca lo stanno tenendo ancora in pausa dall'inizio di marzo, nonostante le recenti rassicurazioni dell'Agenzia Europea per i Medicinali che hanno rimesso in moto le inoculazione nella UE, Italia compresa.

La ragione di questi stop, del tutto precauzionali e basati sulle raccomandazioni degli esperti, è sempre quella che ha innescato le precedenti sospensioni e fatto balzare (nuovamente) agli onori della cronaca internazionale il vaccino di AstraZeneca, sviluppato in collaborazione tra lo Jenner Institute dell'Università di Oxford e la società di biotecnologie italiana Advent-Irbm. Stiamo parlando degli eventi tromboembolici, e più nello specifico quelli di trombosi della vena sinusale, una rara forma di trombosi cerebrale che in alcuni pazienti è stata associata anche a sanguinamento, formazione di petecchie sulla pelle e carenza di piastrine (condizione nota come trombocitopenia). Come sottolineato dall'EMA durante la conferenza stampa del 18 marzo, organizzata dopo l'analisi di tutti i casi di trombosi emersi dopo la vaccinazione con AstraZeneca (poche decine su milioni di somministrazioni), non sono state trovate correlazioni dirette. Ciò nonostante non sono state escluse definitivamente potenziali associazioni, sulle quali si sta ancora indagando. Proprio alcuni scienziati tedeschi ritengono invece che tale associazione tra Vaxzevria ed eventi tromboembolici sussista eccome, tanto da aver addirittura coniato un nome specifico per la nuova condizione medica, ovvero sindrome da trombocitopenia immunitaria protrombotica indotta da vaccino o VIPIT.

Le sospensioni sono dunque legate a questa incertezza, e non a caso la stessa EMA sta organizzando ulteriori meeting tra esperti per far completa luce sulla questione; ma perché sospendere il vaccino proprio a chi ha meno di 60 anni? La ragione risiede nell'età delle persone coinvolte in questi drammatici casi di trombosi della vena sinusale. Come indicato dallo Spiegel, l'Istituto Paul Ehrlich (PEI) che si occupa di regolamentare i farmaci in Germania ha affermato che, alla data del 29 marzo, erano stati identificati 31 casi di trombosi della vena sinusale dopo la vaccinazione col Vaxzevria (precedentemente conosciuto con i nomi sperimentali di AZD1222/ChAdOx1). In 19 dei casi si è verificato anche il crollo delle piastrine (trombocitopenia) e nove pazienti purtroppo sono deceduti. Nella stragrande maggioranza dei casi sono state coinvolte donne, ben 29 sul totale di 31, in una fascia di età compresa tra i 20 e i 63 anni (gli uomini avevano 36 e 57 anni). Altri casi, mortali e non, sono stati segnalati anche in altri Paesi, come quello dell'infermiera austriaca che ha portato al domino di sospensioni potenzialmente legate alla VIPIT.

In Germania, spiega lo Spiegel, sono state somministrate quasi 2,7 milioni di prime dosi del vaccino di AstraZeneca, e circa 800 soggetti hanno ricevuto anche la seconda. Il 75 percento dei vaccinati con questo farmaco è composto da donne con età inferiore ai 70 anni, mentre il 58 percento da donne con meno di 60 anni. La ragione di questa preponderanza femminile risiede nel fatto che la maggior parte degli operatori sanitari è donna, e questa categoria, come tutti sappiamo, è quella che sta venendo vaccinata in massa durante la prima fase della campagna vaccinale globale. In totale, in Germania, sono state vaccinate col Vaxzevria circa 1,78 milioni di donne con meno di 70 anni. I 29 casi di trombosi della vena sinusale determinano un caso su 61.400 donne vaccinate sotto i 70 anni di età, mentre per quanto concerne gli uomini (864mila inoculazioni totali), i due casi di eventi tromboembolici determinano una statistica di un caso ogni 432mila persone. Sono numeri bassissimi, tuttavia restano sensibilmente superiori a quelli attesi per la popolazione generale. Poiché tali eventi non si sono verificati negli anziani, si ritiene che questa fascia di età possa essere più protetta da questi potenziali casi di VIPIT, ed è proprio per questo che si è deciso di sospendere il vaccino per chi ha meno di 60 anni. Fino a quando non si farà piena luce sulle eventuali correlazioni. Fortunatamente, come sottolineato diversi esperti, abbiamo più vaccini per combattere la pandemia di COVID-19, e non somministrare l'AstraZeneca a chi ha meno di 60 anni non comporterebbe alcuno spreco di preziose dosi, ma una semplice riorganizzazione. Non resta che attendere il termine delle indagini – l'EMA si pronuncerà entro metà aprile – per capire se la sospensione in Germania diventerà definitiva e altri Paesi la seguiranno a ruota.