In Italia da mercoledì 3 giugno la “Fase 2” dell'emergenza coronavirus – quella della vera e propria convivenza col patogeno emerso in Cina – è entrata ancora più nel vivo, grazie al permesso di circolare liberamente fra regioni. Dopo la fine del lockdown del 4 maggio, la libertà di muoversi nella propria regione di residenza dal 18 e la progressiva riapertura di quasi tutte le attività, compresi musei, siti archeologici, piscine, parrucchieri e centri estetici, stiamo dunque riconquistando una parvenza di normalità. Naturalmente il distanziamento sociale – di almeno un metro – per ridurre il contatto con le goccioline di saliva (droplet) e gli aerosol espulsi mentre parliamo, tossiamo e starnutiamo; la costante igiene delle mani con acqua e sapone per 40-60 secondi o con una soluzione idroalcolica (almeno al 75 percento) per 20-30 secondi; e l'indossare le mascherine (chirurgiche o “di comunità”) laddove richiesto rappresentano una condizione imprescindibile per evitare che risalga la curva dei contagi, compromettendo i risultati ottenuti con gli enormi sacrifici degli ultimi mesi. Nonostante siano stati riaperti alcuni luoghi considerati a rischio, ci sono ancora attività non ancora accessibili, come ad esempio cinema, teatri, concerti all'aperto, discoteche e ovviamente le scuole, la cui ripartenza è prevista a settembre. Per comprendere la necessità di queste chiusure prolungate e per quanto tempo debbano permanere abbiamo contattato il professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, Presidente Nazionale dell’A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) e Direttore Sanitario della Casa di Cura Ambrosiana SRL di Cesano Boscone. Ecco cosa ci ha detto.

Professor Pregliasco, dal 3 giugno potremo tornare a spostarci liberamente tra le Regioni, ma alcune attività resteranno ancora chiuse, come ad esempio discoteche, cinema, teatri e altro ancora. Cosa ne pensa? È giusto così?

È un aspetto cautelativo, diciamo, di progressione. Le cose stanno andando bene. Andiamo con progressione perché quello che facciamo adesso ci permetterà di avere un estate più tranquilla, sicuramente. Usciamo guardinghi, ma con tranquillità.

A che punto aprirebbe queste strutture e attività che ancora non sono accessibili?

Qualche settimana. Due, tre settimane, insomma. Entro luglio quindi dovrebbe essere riaperto tutto.

E per i buffet, ritiene si possano consentire di nuovo a questo punto?

Sì. Sono sicuramente un secondo livello di rischio, ma sì. Un po' come le discoteche.

Dei concerti all'aperto cosa ne pensa? È stato dimostrato che le persone che si “urlano” addosso, o semplicemente parlano ad alta voce, fanno viaggiare più lontano una potenziale e massiccia concentrazione di virus.

È difficile fare previsioni. Si tratta di capire come si sviluppa la situazione. Ovvero, quanto questi effetti di apertura intermedia creano meno problemi. Ogni giorno che apriamo un po' di più continuiamo a monitorare e ci regoliamo in questo senso. Non vedo una previsione assoluta.

Sulle scuole cosa ne pensa? Va bene riaprirle a settembre?

Sì, assolutamente. Ormai credo si permetta di organizzarle al meglio per garantire la sicurezza. Perché dietro la scuola non ci sono solo i bimbi, ma ci sono anche i docenti, gli assistenti, le famiglie. È un movimento abbastanza grosso e a questo punto, credo che dal punto di vista pratico vadano riaperte.

Tra i ragazzi manterrebbe sempre il metro di distanza?

Per quanto possibile sì. L'indicazione è un po' quella. È evidente che per ora non c'è questa chiarezza sul fatto che i giovani sembrano meno colpiti perché hanno meno recettori, e quindi che probabilmente sono anche meno infettivi degli adulti. Però tutto questo è da capire. Ancora non è chiaro.

Il caldo dell'estate in arrivo ci darà una mano contro il coronavirus SARS-CoV-2?

Come minimo in via indiretta, rispetto al fatto che stiamo più all'aperto. Che c'è l'irraggiamento solare. Sono condizioni facilitanti, e non ci sono gli sbalzi termici.

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